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Quasi la metà del commercio mondiale passa attraverso il canale di Suez che diviene ancor più centrale in questo scontro globale in atto per il nuovo assetto mondiale.
Canale di Suez, tutti gli attori della sfida
Circa il 40% del commercio mondiale passa per Suez. Arabia Saudita, Egitto ed Etiopia (che non affaccia sul Mar Rosso, ma è leader nel Corno d’Africa) entreranno nei BRICS.
A inizio ottobre Iran e Sudan hanno ripreso i rapporti diplomatici, li avevano interrotti nel 2016 perché il Sudan aveva appoggiato l’intervento saudita in Yemen.
Lo Yemen è un paese poco rilevante, ma completamente destabilizzato nel Game of Thrones mediorientale e dove affaccia? Sul Mar Rosso.
Anche la Somalia è porta di accesso al Mar Rosso e anche questa destabilizzata dagli interventi stranieri.
Col Sudan hanno provato a stringere accordi militari per basi anche la Turchia (con la scusa di tutelare i pellegrini che andavano a La Mecca) e la Russia.
In mezzo c’è Gibuti, un paese che ospita basi straniere militari di ogni tipo e le missioni antipirateria nell’Oceano Indiano (ricordate i marò?).
C’è anche Elat, unico porto israeliano sul Mar Rosso che con l’alta velocità ferroviaria poteva collegare Sud/Nord in alternativa al canale di Suez e così volevano fare indiani, statunitensi ed europei, con la Via del Cotone, ma poi è scoppiata la guerra.
Quindi il Mar Rosso è un lago BRICS e anche il Persico non scherza: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Iran.
In Sudan in questo 2023 è anche scoppiata una guerra civile, ne avevamo parlato, con dietro vari attori: Egitto, Cina, Usa.
L’ennesimo campo di battaglia di questo scontro globale a cui stiamo assistendo e che mica sembra tanto una Guerra Fredda, anzi…
Noi eravamo molto presi a parlare della prossima, imminente, terribile invasione dei Tartari (che nessuno ha mai visto) come in Buzzati e non abbiamo visto che il Mar Rosso (col 40% del commercio mondiale) è andato, ah no, i nostri governanti hanno provato a reagire: ed è scoppiata un’altra guerra.

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