Terremoto politico a Taiwan, dove il Kuomintang, il Partito Nazionalista su posizioni concilianti con la Cina, trionfa alle elezioni locali, aggiudicandosi 13 delle 22 tra città e contee dove si votava. Tsai Ing-wen si dimette dalla guida del DPP.
Elezioni Taiwan, Tsai Ing-wen si dimette
Tsai Ing-wen, capo del governo di Taiwan e del “Partito Progressista Democratico”, il partito nazionalista più anti cinese e filo-USA, si è dimessa dalla carica di Capo del DPP, a seguito della cocente sconfitta del suo partito alle elezioni locali del 26 novembre. Anche il primo ministro Su Tseng-chang annuncia l’addio ma resterà fino all’insediamento dell’ex ministro della Sanità e del Welfare, Chen Shih-chung che ha vinto con il 42,46% dei voti.
Il principale partito di opposizione, il KMT ovvero il Kuomintang, che ha più volte accusato Tsai Ing-wen e il DPP di avere un rapporto eccessivamente conflittuale con la Cina, ha vinto nella capitale e in molte delle principali località dell’isola.
I risultati principali:
- A Taipei, “capitale” di Taiwan, ha vinto Jiang Wan’an, del KMT, che diventerà il nuovo Sindaco.
- A Tainan, che fu capitale dell’isola tra il 1683 e 1887, sotto la Dinastia Qing, è stato rieletto Huang Weizhe, del DPP.
- Anche a Kaohsiung ha vinto il DPP, e Chen Chi-mai assumerà la carica di Sindaco.
- A Jilong , importante città portuale di Taiwan, confinante con la Municipalità di Taipei, ha vinto Xia Guoliang, del KMT.
- Anche a Taichung ha vinto il KMT, e Lu Xuyan diventerà Sindaco della città.
- A Taoyuan, città che ospita il principale aeroporto di Taiwan, nonché la sede di molte aziende nel settore dell’alta tecnologia, ha vinto Zhang Shanzheng, del KMT, che diventerà Sindaco.
- Anche nelle contee di Yunlin e Lianjiang ha vinto il KMT.
Queste elezioni amministrative hanno testato il polso politico di Taiwan a poco più di un anno dalle elezioni presidenziali e legislative di inizio 2024, e segnano un ritorno del Partito Nazionalista, dai toni più concilianti con Pechino rispetto alla linea dura adottata dal Dpp e dalla presidente di Taiwan su spinta statunitense. Un risultato dunque che segna un puntoa favore di Pechino.
Sconfitta anche nel referendum
Da registrare per Tsai anche il fallimento del referendum per l’abbassamento dell’età per il diritto di voto a 18 anni, contestato da Pechino, per il rischio che potesse aprire a ulteriori modifiche costituzionali in futuro: sono solo poco più di 5,4 milioni i sì all’abolizione dell’articolo 130 della Costituzione, sugli oltre 9,6 milioni di voti favorevoli richiesti.

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