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mercoledì 19 Gennaio 2022
PolisElezioni amministrative: torna il richiamo del voto utile, ma a chi?

Elezioni amministrative: torna il richiamo del voto utile, ma a chi?

Nell’imminenza della tornata elettorale per le amministrative 2021, si moltiplicano gli appelli a sinistra per il voto utile. Ma è davvero “utile”?

Torna il richiamo del ‘voto utile’.

Davvero particolare e strana la situazione che ci apprestiamo a vivere con la tornata di elezioni amministrative, a Roma come in altre grandi città.

Per chi ha vissuto il momento elettorale dall’avvento di Berlusconi in poi, ed è schierato politicamente a sinistra, questo avvenimento è spesso stato caratterizzato dal famoso voto utile, o comunque dal voto contro il berlusconismo e la sua ideologia.

Oppure contro l’arrivo della destra di chiara marca fascistoide, un campanello d’allarme che chi è a sinistra è comunque giusto non sottovaluti mai. Ora, non è questo il momento di trarre resoconti di questa strategia elettorale, anche se va detto che non sempre ha portato buoni risultati.

Tuttavia, preso atto che a volte può essere utile o quantomeno indispensabile far fronte comune anche con liberali e sinceri democratici di fronte al pericolo delle destre, oggi assistiamo ad un particolare fenomeno. In molte città si è verificata un’alleanza con candidati sindaci espressione del Pd fin dal primo turno. Ad esempio Roma.

Ma la cosa bizzarra è che queste alleanze avvengono in un momento storico e politico in cui questo partito è spostato molto più a destra che in tutta la sua storia, totalmente ancorato a Draghi e alle sue politiche. Persino il povero Zingaretti è stato considerato, dai notabili dell’organizzazione, troppo estremista e fatto fuori a favore di un onesto centrista, che nel suo discorso di incoronazione ha citato poco o niente la parola sinistra.

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È ovvio che esiste una certa autonomia tra la politica nazionale e quella degli enti locali, non è certo automatico essere al governo con la Lega ed esprimere nei territori lo stesso tipo di alleanze o politiche. E questo vale per tutti, anche per la destra. Però…la cosa rimane comunque bizzarra. Anche a fronte di parole d’ordine portate avanti da certi settori di sinistra appunto imbarcatisi fin dal primo turno in appoggio ai candidati sindaci Pd.

Insomma, stona un po’ vedere sui manifesti “la rivoluzione d’Ottobre”, oppure parole d’ordine antifascista, e sotto leggere il candidato sindaco, non proprio avvezzo a quei toni.

Per carità, si può benissimo essere la gamba sinistra dell’alleanza, ma certo è particolarmente strano farlo in un momento come questo, con un partito sempre più lontano dai reali bisogni popolari e totalmente impregnato di governismo.

Anni fa se ne sarebbero dette peste e corna, ora invece si vedono facce amiche, sorridenti, impegnate nel territorio con costanza e successo, essere a fianco di questi candidati.

Ma va detto, giustamente, che il campo di chi si è rifiutato di entrare nell’alleanza elettorale, seppur da sinistra, con il Pd, è a dir poco deprimente.

Sempre facendo riferimento a Roma, un volenteroso elettore o elettrice di sinistra si troverebbe di fronte tante mini-sigle con il loro proprio candidato sindaco senza una sola possibilità di eleggere un rappresentante vista la frammentazione. Qualcosa di vicino al suicidio, non solo elettorale ma politico tout court.

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Eppure, mai come in questo momento ci sarebbe stato spazio da riempire a sinistra, con un bacino elettorale certo sofferente, in difficoltà, ma al quale, proprio per questo, andrebbe data una sponda, prima di tutto politica ma anche elettorale.

Vero che la mancanza di radicamento, di prospettiva, certo non si risolve con una lista unitaria, però…avere ben cinque (o forse sei) liste a sinistra che ben che vada raccoglieranno lo zero virgola, è spettacolo francamente indegno.

Quindi, sembra che si sia abdicato all’impresa di costruire qualcosa di sinistra, con un minimo di credibilità e radicamento sociale, con concrete possibilità di avere rappresentanza in comuni e regioni.

Una formazione, un cartello, una federazione, un’alleanza, qualcosa che avesse potuto esprimere una soggettività alternativa e altra ad un partito come il Pd in chiara deriva democristiana e certamente non solo insufficiente ma persino ostacolo in molti casi ad una politica con chiari tratti progressisti, mettiamola così, senza andare troppo in là con gli obbiettivi.

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Non si tratta di essere duri e puri, o di non voler sporcarsi le mani, di non prendersi responsabilità. Ma certo imbarcarsi in alleanze fin dal primo turno oppure presentarsi in decine di sigle frammentate sembrano due facce della stessa medaglia; sicuramente non la mossa migliore per iniziare a costruire un percorso autonomo che inizi a tratteggiare una diversa idea di società.

Si rimane così in un paese che continua a non avere la Sinistra, ancora in preda a tentativi di spostare le strategie di un partito persino più a destra di tanti altri partiti socialdemocratici europei, (dove peraltro esistono comunque formazioni a sinistra, in crisi o meno, credibili o no, ma comunque presenti) o persi nella babele di sigle che scalpitano per un posto al sole ma che certo non sembra essere il sol dell’avvenire. Peccato.

 

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Alberto Popolla
Musicista, diplomato al Conservatorio di Frosinone in clarinetto jazz e laurea alla Sapienza di Roma in Lettere con indirizzo storico contemporaneo, scrive per Quaderni d’Altri Tempi, The New Noise e Prog Italia, oltre che sul suo blog impropop.blogspot.com. Insegna improvvisazione e storia del jazz in diverse scuole di musica.

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