Elezioni Europee: ubriachi e dementi, non ci resta che il voto

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L’unico voto che incontra il destino dell’Europa è un voto contro il suo establishment. Sicuramente contro chi fa capo al Pse, il cui tradimento grida vendetta. Ormai divenuto non solo stampella del sistema all’insegna di un liberismo edulcorato ma il ricettacolo dei più bellicosi guerrafondai.

Elezioni Europee: ubriachi e dementi

Fausto Anderlini*

Vagheggiano di scorrazzare per il bassopiano sarmatico come già le armate di Napoleone e Hitler. Capi di Stato stolti, fragili, isterici, che violano tabù ed esternano enormità con la leggerezza di ubriachi che giocano alla morra in osteria o di pazzi Stranamore con lo scolapasta.

A questo è ridotta l’Europa: una tecnocrazia di stitici contabili istupiditi dietro ai loro algoritmi e una classe politica di infima inconsistenza e in perenne crisi di nervi.

Non è neanche decadenza, nel cui tramonto si specchiano spesso grandi pensieri, ma semplice demenza. E tanto più si scende nel gorgo della follia della guerra atomica tanto più si fanno pendolare i turiboli di una ideologia pseudo democratica spinta sino ai limiti del suprematismo di civiltà.

Il folle fanatismo come degno contraltare della gabbia d’acciaio del vuoto formalismo di mercato. Il suicidio collettivo consumato nel rogo nucleare come alternativa burlesca allo stoico autodafè del commerciante fallito.

Truman show

Eppure il cavallo non beve. Sebbene insufflate da overdosi di fakes dispensate dai monopoli mediatici le opinioni pubbliche restano passive. Una miscredenza generale sembra avere inghiottito i popoli. La gente non crede a ciò che le viene propinato a mezzo stampa. Men che meno alle filippiche identitarie di uno stuolo di columnist balordi e prezzolati. In realtà sembra non credere più a nulla.

Neanche, in fondo, alla guerra che pure teme e detesta. Ormai divenuta questa guerra, nel bombardamento di immagini del teleschermo, una specie di serial televisivo. Più una fiction da osservare come spettatori, interminabile come tutte le soap, piuttosto che un dramma che ci riguarda e che porta dritto all’irreparabile.

Ogni sparata nel segno dell’escalation, proprio, perchè emessa da bocche inattendibili e ciarliere, è una comprova che il Lupo alla fine non verrà. Sicché la guerra sembra arenarsi nel cloroformio di un tran tran che infastidisce le nostre vite, peraltro da tempo avvitate in un irredimibile decalage.

Dove sono le masse ?

In occasione della seconda guerra del golfo non fu così. Larga parte dell’Europa si dissociò dall’avventura americana, da Chirac a Schroder. Solo il neo-socialista Tony Blair si schierò col vallo atlantico: un precedente poi destinato a fare scuola nella vetusta famiglia del Pse. Le città furono percorse da immensi cortei e pavesate a ogni finestra da bandiere della pace. L’Europa sembrò trovare nuovo orgoglio in una identità differenziante.

Oggi non è così, sebbene il pericolo sia immensamente più grave. Salvo l’ardire di gruppi di giovani, specie in seguito alla pulizia etnica perpetrata dallo Stato Ebraico, e salvo occasionali presidi di piazza, nessun sciopero generale, nessuna grande adunata di popolo. Il dissenso per quanto prevalente resta consegnato nei rilievi demoscopici, sicché non impatta sulla politica ufficiale.

Passivizzazione

Ma questo, in fondo basta e avanza per la cricca euro-atlantica. Impossibilitata malgrado gli sforzi ‘ideali’ e ogni altro sotterfugio a guadagnare il consenso attivo, ad essa fa gioco che il dissenso resti consegnato nel mormorio senza sbocco. Cioè nella passività generale. Sicché sono ancora più liberi di perpetrare la loro autistica follia.

Traditori e drag queen

Rebus sic stantibus non ci resta che il voto. Oggi più importante che mai perchè è l’unica arma. La cricca ha due opzioni a suo favore: l’astensionismo di massa e il voto a sè stessa. Perciò l’unico voto che incontra il destino dell’Europa è un voto contro il suo establishment. Sicuramente contro chi fa capo al Pse, il cui tradimento grida vendetta.

Ormai divenuto non solo stampella del sistema all’insegna di un liberismo edulcorato ma il ricettacolo dei più bellicosi guerrafondai. Da Stoltenberg a Borrel, passando per il pavido Scholz, che fa di Israele la sua ragion di stato per via della colpa dei sei milioni di ebrei sterminati, mentre i venti e rotti dei russi non son degni di alcuna ragione.

E attorno a questo figlio degenere del socialismo le formazioni liberali ed ecologiste, che hanno portato le istanze post-materialiste all’ammasso di un avanspettacolo di drag queen con l’elmetto.

Ogni voto che è ostile a questo blocco è un voto utile.

L’idea balenata tra le righe di un nuovo raggruppamento che coinvolga – per esempio – i 5stelle con il movimento tedesco di Sahra Wagenknecht e i socialdemocratici anomali di Robert Fico (finito sparato, guarda caso, nel mentre il Pse si apprestava ad espellerlo con ignominia) Ha un suo fascino di prospettiva. Fu per primo Berlinguer, di fronte allo sbraco di un nuovo individualismo, a definire il Pci come un partito rivoluzionario e conservatore.

Un ossimoro solo apparente. Dopo l’approdo grottesco dei movimenti post-materialisti e l’inefficacia delle ‘nuove sinistre’, il ‘socialismo conservatore’ perorato da Sahra Wagenknecht è non solo nel giusto, ma l’unico modo per arginare la penetrazione del fascismo nelle masse che la ‘sinistra’ ufficiale ha abbandonato a se stesse.

L’ombrello della Nato. Berlinguer, La Torre e Tarquinio il Bizzarro

Tarquinio è una brava persona ma la sua candidatura nelle liste Pd è un controsenso. Per il quale anche il casino che genera è un’ottima copertura per i dem e soprattutto per la falsa coscienza dei procioni che ivi albergano nel segno di un innocuo pluralismo.

Alla sua idea, comunque fondata, di uscire dalla Nato per decorrenza dei suoi termini ‘difensivi’, esponenti della ‘noblesse de robe‘ persistente nel Pd (come tal Provenzano) hanno riesumato il Berlinguer di una celebre intervista. Mai operazione fu più blasfema e ingannatrice. Con quell’ombrello Berlinguer voleva semplicemente dire che l’eventuale ingresso del Pci nel governo non avrebbe alterato un equilibrio geo-politico basato sulla coesistenza pacifica dei ‘blocchi’.

Mai gli è passata per la mente l’idea di attaccare la Russia e di usare l’Italia come una portaerei inzeppata di atomiche. Infatti fece una dura battaglia contro i missili a Comiso. Battaglia della quale fu capofila in Sicilia quel Pio La Torre, poi assassinato da Cosa Nostra, il cui cadavere adesso si rivolta nella tomba.

* Grazie a Fausto Anderlini

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