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Da nemico della democrazia a liberatore dell’Occidente: Paolo Mieli sembra più cauto sul tycoon, ora quasi pacificato con l’atlantismo. Da pericolo fascista a leader folkloristico: in fondo, il tempo addolcisce anche i giudizi più feroci.
Riposizionamenti: Trump? Un po’ rozzo, ma tutto sommato un patriota
Se Mario Monti rappresenta la voce autentica dell’austerità europeista, ascoltare Paolo Mieli aiuta a comprendere le linee guida dell’atlantismo più fanatico. Ebbene il monsignore di Washington, ormai quotidianamente di casa tramite i salottini degli influencer televisivi, è sembrato molto più cauto nei giudizi su Donald Trump.
Insomma è stato tutto un “si vedrà”, “gli storici diranno”. Scomparsi dal lessico gli anatemi furiosi con i quali si imputava al tycoon la rovina della più grande democrazia del mondo. Ora pare che la democrazia sia salva.
In effetti, pian piano, Trump sta scivolando verso i più miti proponimenti di fattura democratica. Per esempio portare l’umanità spedita verso una guerra purificatrice. Si abbassano i dazi come li aveva pensati Biden, si coinvolge Zelensky, si fa pace con i grandi fondi internazionali.
Insomma non vorrei che in futuro a inveire contro Trump rimanessimo in pochi. Gli altri sì, certo, storceranno la bocca per i suoi modi inurbani, per quella sua indisciplina, per quel suo disprezzo per l’etichetta, che però poi è anche, tutto sommato, folkloristica.
Ma in sostanza faranno spallucce per la crociata dell’Occidente libero contro qualche popolo arcaico o per i tentativi di trattare l’America Latina come il giardino di casa propria. Tutto sommato saranno gli storici alla Paolo Mieli a ingentilire il paventato pericolo fascista.

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