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sabato 4 Dicembre 2021
In EvidenzaEffetto green pass: Confindustria si scopre improvvisamente salutista coi lavoratori

Effetto green pass: Confindustria si scopre improvvisamente salutista coi lavoratori

La linea assolutista sul green pass assunta da Confindustria desta più di qualche sospetto, a voler essere malfidati; quest’improvvisa voglia di sicurezza assoluta sul lavoro cozza con i dati dell’abituale pratica dell aziende verso i lavoratori. Basta tornare ai dati dal rapporto annuale presentati a luglio dall’Inail.

Più di otto su dieci. Su 7.486 aziende ispezionate dall’Inail nel 2020, l‘86,57% è risultato irregolare dal punto di vista del versamento dei premi e degli obblighi contributivi.

Nell’anno della pandemia, in cui i controlli si sono drasticamente ridotti anche a causa dell’ emergenza sanitaria che ha assottigliato l’organico (all’istituto sono rimasti solo 246 ispettori), sono aumentati del 27,6% ( 1.538)  gli incidenti mortali denunciati. Oltre un terzo dei casi consiste in decessi per Covid contratto sul posto di lavoro.

Green Pass: egolibertà condizionata

Effetto green pass e Confindustria diventa rigorista

di Paolo Desogus.

Quello che trovo più insopportabile della discussione sul green pass è l’atteggiamento degli imprenditori. Da settimane gongolano all’ipotesi di ricevere dal governo l’incarico di poter sorvegliare i loro dipendenti col certificato verde.

Confindustria si è pure lanciata in una squallida operazione di mistificazione chiedendo che il governo intervenga per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Che faccia tosta! Nemmeno due mesi fa il rapporto dell’Inail diceva che ben l’86% delle aziende controllate dagli ispettori aveva presentato irregolarità alla base degli infortuni e dei morti sul lavoro. Ripeto, l’86%.

A queste stesse imprese ora lo stato delega il compito di verificare il possesso della certificazione verde.

Da quello che mi risulta siamo l’unico paese al mondo che applica in modo così rigido delle misure sanitarie esasperate, nonostante i numeri dei contagi, delle terapie intensive e della campagna di vaccinazione siano di gran lunga fra i migliori della media europea.

La verità è che questa delega ha poco a che fare con la salute sul lavoro. È semmai una forma di privatizzione che le imprese non si vogliono far sfuggire.

Il governo e le istituzioni rinunciano alle loro prerogative: è un altro passo verso lo stato minimo coerente con il pensiero neoliberale di Draghi e soci. La situazione sanitaria è solo un pretesto (fornito anche dai noVax: utili idioti di questa sceneggiata).

Se così non fosse il governo avrebbe introdotto l’obbligo vaccinale e non questa cosa smpre più ingiustificabile.

 

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