«Bazar Ucraina: droni abbattuti, Mig polacchi e armi israeliane», titola il Manifesto a introdurre una pagina di cronaca di guerra decisamente preoccupante. Dopo il drone Usa caduto/abbattuto nel Mar Nero dopo aver litigato con due Sukoy russi, cade un velivolo cinese che ufficialmente non doveva esserci. E Varsavia e Tel Aviv cambiano linea e armamenti. Intanto Bakhmut resta un tritacarne. Il punto di Ennio Remondino per Remocontro*
Gran bazar Ucraina
Tanti Stranamore in gara, su tutti i fronti e le parti in guerra. «Dal fronte ai cieli la guerra in Ucraina diventa sempre più uno scontro aperto e imprevedibile. Droni americani abbattuti, droni cinesi ritrovati per l’imbarazzo del costruttore, caccia dell’aeronautica polacca pronti a essere ceduti a Kiev e armi israeliane in arrivo». Sintesi perfetta di Sabato Angieri alla vigilia del sempre più probabile incidete da ‘fine del mondo’. Un mondo governato da un assortimento di ‘matti’, sostenuti da tifoserie simil tedesche in trasferta a Napoli con più voglia di ‘menare’ che di confrontarsi.
«In giornate come quella di ieri, in cui la battaglia di Bakhmut non occupa tutte le pagine esteri dei media internazionali e le trattative per la demilitarizzazione della centrale atomica di Energodar non portano a nulla, sembra quasi che la guerra si prenda una pausa». Purtroppo non è così, sui fronti aperti si muore ogni giorno e a Bakhmut la situazione peggiora sempre di più. Ed ecco il racconto Rai: «La battaglia per Bakhmut nei tunnel dell’acciaieria: i Wagner nell’impianto Azom, Kiev resiste». Inchiesta del Washington Post: «Umore delle truppe ucraine è basso».
Sul drone Usa caduto, ‘panna montata’
Quasi più feroce della guerra vera, quella comunicativa, feroce e certamente più bugiarda. Sul fronte vero il timore ucraino che l’esercito russo tenti una nuova offensiva a Vuhledar, data per conquistata dai russi un mese fa e poi miseramente abbandonata dopo neanche 72 ore. Sul fronte dell’inganno, siamo ancora al drone Usa finito in mare. Mossa comunicativa del comando dell’aeronautica Usa in Europa col video registrato dal suo drone spia ‘ostacolato’ dei jet russi. E nel giro di poche ore sui canali social si sono diffuse le più disparate discussioni sull’effettiva professionalità degli aviatori di Mosca o sulla gestione evitatoria del drone dalla base rumena che lo comandava.
La battaglia ideologica dei cieli
Molto più serio ciò che accade in Polonia. Ieri il presidente Andrzej Duda ha annunciato che il suo Paese consegnerà all’Ucraina quattro caccia Mig-29 nei prossimi giorni. È il primo Paese Nato a prendere questa decisione così controversa. Finora i membri principali dell’Alleanza si erano opposti all’invio degli F-16 richiesti da Kiev. «Varsavia ha rotto gli indugi. Potrebbe essere la decisione apripista che convince gli stati indecisi o restare un caso isolato, presto per dirlo. Nel pomeriggio, l’aeronautica di Kiev ha pubblicato un video di un suo pilota che opera su un Mig-29, a riprova che gli addestramenti erano già in atto chissà da quanto».
Ma Nato polacca, verso il 4% del pil
L’invasione russa ha spinto le autorità polacche ad aumentare il potenziale bellico del paese, accelerando gli investimenti. La legge di bilancio dello scorso anno ha deciso dal 2024, un aumento delle spese per la difesa dal 2 al 3% del pil. Le forze di terra raggiungeranno i 300 mila uomini (250 mila nelle unità operative e 50 mila in quelle di difesa territoriale). Il numero di divisioni dovrebbe inoltre passare da quattro a sei. Ma armate come e con cosa?
Varsavia attualmente non dispone delle capacità per produrre carri armati e può fabbricare soltanto 30 obici all’anno Ed ecco il contratto d’acquisto di mille carri K-2 dalla Corea del Sud. I primi 180 saranno consegnati entro il 2025, mentre i restanti 820 verranno costruiti in una nuova fabbrica in Polonia a partire dall’anno successivo. Inoltre, il ministero della Difesa ha chiuso un accordo con gli Stati Uniti per la consegna di 250 carri M1A2 mentre Washington ha già iniziato a addestrare i soldati polacchi all’utilizzo dei suoi blindati.
Drone Mugin-5 cinese
Intanto la Cnn –sempre guerra comunicativa- ha diffuso l’inattesa notizia dell’abbattimento nell’oblast di Donetsk di un drone Mugin-5 di fabbricazione cinese, modernizzato e armato. Secondo un esperto citato dalla rete Usa, la bomba è stata probabilmente realizzata con componenti stampati in 3D. La Mugin Limited, con sede nella città cinese di Xiamen, ha confermato alla Cnn che si trattava del suo drone, definendo l’incidente «profondamente spiacevole».
In serata, poi, il Times of Israel ha confermato che il governo di Tel Aviv ha autorizzato la vendita di armamenti a Kiev, forse – dicono alcuni analisti – per testarne l’efficacia contro i droni iraniani.

* Ripreso da Remocontro
Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
Leggi anche
- I 5 modi per sbarcare in Italia senza irritare Piantedosi
- Schlein e la vittoria dei creativi: il progressismo hollywoodiano
- Nuovi equilibri: piccola apologia del mondo multipolare
- Silenzio imbarazzante di governo e media sui giornalisti italiani bloccati a Kiev
- La Cina e il socialismo di mercato, un connubio caratteristico della sua storia
- Ricordando Francesco Di Giacomo
- Oltre il caso Roald Dahl e la cultura woke: neobigottismo liberal
- Dialoghi della coscienza: l’intensità magica del silenzio e la necessità di una poesia intima
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult
- Cartoline da Salò, nel vortice del presente














