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mercoledì, Agosto 17, 2022

Dalla Whirlpool alla GKN, cronaca di una macelleria sociale annunciata

Da molti mesi annunciata, elusa, minimalizzata, esorcizzata, la fine del blocco dei licenziamenti sta producendo l’avvio di quel massacro sociale, dalla Whirlpool alla GKN, fino alla Gianetti, che osservatori attenti e onesti (giornalisti, sociologi, economisti) hanno previsto con grande anticipo.

Di Giovanni Bruno per la Città Celeste.

Dalla Whirlpool alla GKN

Era una macelleria sociale annunciata. Ma non si è trattato di allarmismo, come ha stigmatizzato chi ha accusato di pessimismo coloro che hanno evidenziato il problema, quanto piuttosto di una realistica proiezione a partire dall’osservazione della realtà.

Considerare i licenziamenti, la chiusura di siti produttivi, il fallimento di aziende (con conseguente crisi occupazionale) come fenomeni “naturali” è un’espressione ideologica che deve essere denunciata come un’adesione strumentale al modello del libero mercato e alla logica del profitto.

Il sistema fondato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione e sugli investimenti finalizzati a estrarre plusvalore e a valorizzare il capitale non è un destino immutabile della condizione umana, naturale, storica, ma una struttura economico-sociale costruita e affermatasi nei secoli, i cui equilibri oscillano ciclicamente tra espansioni e crisi, e dotata di strumenti economici, giuridici, sociali, istituzionali, ideologici repressivi per difenderne l’assetto e perpetuare il dominio delle classi parassitarie e l’assoggettamento delle classi produttive.

Dalla Whirlpool alla GKN, cronaca di una macelleria sociale annunciata

Macelleria sociale funzionale a ripresa e resilienza

Il rischio che dal 1° luglio avremmo assistito a un’ondata di licenziamenti era fortissimo e il timore non poteva essere mitigato da alcuna improbabile ragionevolezza: lo pseudo “avviso comune” tra sindacati e padronato, per impegnare le  aziende a utilizzare la cassa integrazione ordinaria per un certo periodo prima di avviare le procedure di licenziamento, si sta dimostrando una vera e propria bufala, di cui hanno la responsabilità i sindacati confederali Cgil-Cisl-Uil oltre al padronato (locale, nazionale o multinazionale) sempre più incontrollato e irresponsabile.

I sindacati confederali, anziché contrapporsi – come annunciato – e assumere una posizione conflittuale di fronte all’arroganza padronale e alla partigianeria filo-confindustriale da parte governativa, hanno mostrato una debolezza sempre più marcata, con una ritirata su uno pseudo-accordo privo di fondamento e soprattutto di vincoli per le aziende: un invito a licenziare senza conseguenze, più che a ricorrere agli ammortizzatori sociali.

Le prospettive di “ripresa e resilienza” devono coinvolgere direttamente il mondo del lavoro, con la definizione di piani  industriali definiti e fondati, in cui la partecipazione delle forze produttive del territorio siano coinvolte nella responsabilità aziendale per determinare le condizioni per gli investimenti da parte delle imprese.

L’arrendevolezza sindacale invece non fa che rafforzare l’arroganza padronale, con la connivenza delle forze politiche e dei governi.

In meno di due settimane, i numeri dei licenziamenti indicano con chiarezza inequivocabile la volontà del padronato di sviluppare immediatamente un’offensiva durissima per recuperare pienamente la piena “licenza d’impresa”: 60 licenziati alla Abb di Vicenza, 153 operai della Gianetti Gomme di Monza (che peraltro aveva ricevuto fondi e prestiti da Regione Lombardia, con vincoli non rispettati) , 422 della Gkn di Campi Bisenzio (con una comunicazione via e-mail).

Dalla Whirlpool alla GKN, cronaca di una macelleria sociale annunciata

Non è che l’inizio: vi sono molte aziende che hanno già annunciato l’avvio delle procedure di mobilità, tra cui colossi come Sanofi (che ha annunciato 45 esuberi tra dipendenti e informatori farmaceutici) o aziende come Bio-Rad (con circa 30 esuberi annunciati) nel settore farmaceutico. che dovrebbe avere una grande espansione, ma evidentemente facendo a meno del lavoro dei dipendenti.

E mercoledì Whirlpool  ha annunciato la ripresa delle procedure di licenziamento e la chiusura dello stabilimento di Napoli, senza accettare il ricorso alla cassa integrazione per 13 mesi proposto dall’ineffabile ministro dello Sviluppo economico Giorgetti.

Dalla Whirlpool alla GKN, cronaca di una macelleria sociale annunciata

Nei prossimi mesi si potrebbero raggiungere centinaia di migliaia di licenziamenti, ma le previsioni più fosche stimano fino a un milione la distruzione di posti di lavoro. L’emergenza occupazionale, che colpirà soprattutto le fasce over-50, provocherà una crisi occupazionale enorme, a cui si aggiungerà un’ulteriore precarizzazione e l’estensione di forme di lavoro online (nelle forme del telelavoro e soprattutto del lavoro agile o smart working), che vedremo incrementarsi sia nel privato sia nella Pubblica Amministrazione con le riforme annunciate dal ministro Brunetta.

L’articolo integrale di Giovanni Bruno è su la Città Celeste

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