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lunedì 17 Gennaio 2022
PolisIl cupio dissolvi di Virginia Raggi e il cortocircuito dei Cinque Stelle

Il cupio dissolvi di Virginia Raggi e il cortocircuito dei Cinque Stelle

Il cupio dissolvi di Virginia Raggi e M5s trova a Roma l’innesco che rischia di dare il colpo di grazia definitivo al partito di Beppe Grillo.

Di Gianluca Cicinelli per La Bottega del Barbieri.

Come già annotato nei giorni scorsi Virginia Raggi, che – in coerenza con l’incapacità ad ascoltare che ha caratterizzato i suoi cinque anni come sindaca – non ha fatto la minima autocritica sulle sue responsabilità nella batosta elettorale, ha dichiarato guerra al sedicente leader Giuseppe Conte dopo essere stata lasciata da sola a gestire l’immagine della sconfitta.

Ma il problema è ben lontano dal presentarsi come una semplice questione di stile, anche se la scelta di Conte di correre a Napoli in soccorso del vincitore Manfredi basta da sola a incrinare l’immagine da buon padre di famiglia che l’ex premier si era costruito durante la gestione della pandemia.

Il problema tra Raggi e Conte è tutto politico: l’appoggio o meno al candidato di centrosinistra Roberto Gualtieri al secondo turno si trasforma nel cerino acceso accanto al tubo del gas. La Raggi fa parte con Fico e Di Maio del comitato di garanzia pentastellato, presunto organo supremo di M5s voluto da Grillo per vigilare su Conte.

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Intanto nessuno crede davvero che gli elettori decidano (come una volta) chi votare in base alle indicazioni dei partiti. Proprio su questa disobbedienza M5s ha basato la sua ascesa passata. Ma per la Raggi gli elettori sono “suoi” non di M5s e ha badato a metterlo bene in chiaro subito dopo che Conte aveva espresso stima per Gualtieri cercando – in una maniera che una volta si sarebbe definita “dorotea” – una via d’uscita su come indicare il voto per il centrosinistra al ballottaggi.

Poco prima Gualtieri aveva senza difficoltà accettato il “niet” di Calenda sulla possibile presenza di pentastellati nella prossima giunta per raccogliere i voti del nuovo pupillo di Renzi. Per i più distratti ricordo che M5s non solo in alcuni Comuni ha sostenuto il candidato del centrosinistra, ma è ormai proiettato secondo la linea contiana a una sorta di confederazione nazionale con il Pd di cui sarebbe però il socio di minoranza.

Da ricordare anche che M5s a Roma ha preso l’11% dei voti contro il 19% complessivo della Raggi. Uno zoccolo di duri e puri lontani da Conte e vicini semmai al disprezzo da sempre evocato da Di Battista verso il Pd.

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Virginia Raggi è ormai una corrente a sè nel partito di Grillo. C’è chi sostiene che l’ex comico punti su di lei proprio per far fuori Conte, solo pochi mesi fa indicato come il salvatore di M5s ma da subito in rotta di collisione con Grillo, mentre altre fonti parlano di lei come un’estranea ormai ai Cinque Stelle.

Si è testardamente ricandidata da sola, creando le condizioni per una debacle elettorale senza precedenti, è stata supportata dai leader pentastellati fino al giorno prima della sua Waterloo nelle urne e adesso questi le chiedono di rispettare la linea nazionale esprimendo in una qualsiasi forma una preferenza per Gualtieri.

Così mentre Conte elogiava l’ex ministro Pd in corsa per il Campidoglio ribadendo la distanza dalla destra, la Raggi faceva filtrare la notizia che la prossima settimana i rappresentanti delle liste civiche che l’hanno sostenuta, robetta da zero virgola qualcosa ma che sommata ha portato l’ex sindaca a prendere l’8% in più del suo partito, si ritroveranno senza nessun cinque stelle a supervisionarli per discutere del futuro politico dell’ex sindaca.

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Lei crede davvero di essere destinata a un futuro radioso con o senza i 5 cosi. Gli elettori lhanno già spiegato che così non sarà a meno che lei non accetti un ruolo di spicco dentro al partito di Grillo. Il quale Grillo – con lo stile cafone e pacchiano che lo contraddistingue, non ultima la rassicurazione pubblica nel comizio finale di Roma che se perdeva era già pronto un posticino per lei –  ha sempre manifestato stima incondizionata per la Raggi.

Ma M5s, che aveva oltre il 30% dei voti alle politiche del 2018 adesso lotta per sopravvivere e non può permettersi il romanticismo. Dei circa 350 deputati pentastellati presenti in Parlamento sarà già tanto se ne resterà un quarto alla prossima tornata elettorale. Conte ha puntato tutto per la sopravvivenza nel rapporto stretto con il Pd ma non tutti gli attuali deputati ne sono convinti.

La Raggi invece dà gambe per camminare a quel sogno mai esplicitato realmente degli scontenti che si ritengono vicini a Di Battista di tornare all’autosufficienza degli inizi, anche se gli elettori al momento sembrano considerarla un’opzione ancora più disperata di quella di Conte. Distinti e distanti nel momento di crisi maggiore potrebbe significare il definitivo dissolvimento del grillismo. E la fine di questa anomalia tutta italiana che ha prima incamerato il malcontento degli italiani verso il “sistema” per poi diventare sistema a qualsiasi prezzo.

La Bottega del Barbieri

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