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giovedì, Agosto 11, 2022

O Draghi o morte: cronistoria di una legislatura iniziata male e finita peggio

Tutte le anomalie con cui si è arrivati a sciogliere le Camere e dichiarare chiusa la legislatura, con la conseguenza che per la prima volta nella storia repubblicana si voterà a settembre.

O Draghi o morte: cronistoria di una legislatura

Cerco di fare un po’ di cronistoria per evidenziare le contraddizioni di questa legislatura. Per arrivare a quello che è un vero e proprio colpo di mano, che evidenzia l’emergenza democratica in cui viviamo.

Mattarella ai tempi della crisi del Conte II richiamò i partiti al senso di responsabilità per una soluzione precostituita. Nel discorso alla nazione disse testualmente che le elezioni dovevano essere escluse dall’agenda – apriorismo eccessivo rispetto alle funzioni dell’organo che rappresenta.

Inoltre non invitò il Presidente del Consiglio in carica a trovare una soluzione parlamentare, ma indicò o fece in modo di veicolare le forze politiche sul nome di Draghi, evocando lo stato emergenziale del Paese.

Oggi lo stesso Presidente della Repubblica salta a piè pari la fase parlamentare, neanche provando a:

1) invitare Draghi a comporre una nuova maggioranza

2) indicare un nuovo Presidente del Consiglio in grado di traghettare il Paese magari con una nuova legge elettorale. Dimentico stavolta della fase emergenziale che, seguendo i suoi canoni di ragionamento, che non sono i miei, ora dovrebbe essere ancor più acuta rispetto a ieri.

Il giuramento di Mattarella e gli applausi surreali dei parlamentari

Stavolta Mattarella si sbriga a dichiarare chiusa la legislatura e in questo modo, per la prima volta nella storia repubblicana si voterà a settembre (in Italia non accadeva dal 1919).

Occorre fare un’altra premessa

Con un colpo di mano il Parlamento statuì che le forze politiche dispensate dall’obbligo della raccolta delle firme per presentare alle elezioni le liste fossero solo quelle con gruppi parlamentari formatisi, in entrambe le Camere, entro il 31/12 dell’anno scorso.

Quindi nella situazione attuale, oltre ai simboli presenti da inizio legislatura, saranno dispensati dall’obbligo solo Italia Viva e +Europa. Cosa comporta questo fatto?

Che le forze politiche antagoniste, da quelle parlamentari a quelle extra-parlamentari, dovranno raccogliere le firme in tutti i collegi. Ma quando lo si dovrà fare?

Si vota il 25 settembre e il termine per la presentazione delle liste è il 15 agosto, per la presentazione delle candidature il 21 agosto. Come sappiamo le firme vanno prese alla presenza di un notaio.

Ora effettuare questa operazione per forze che non godono di visibilità mediatica è già complesso in condizioni di normalità, figuriamoci con 40 gradi all’ombra ma soprattutto con città completamente svuotate.

Penso non si sia mai vista una forzatura del quadro democratico più vistosa di questa. In pratica o Draghi o morte.

Morte vuol dire impedire a forze di contestazione del sistema nel trovare agibilità politica e soprattutto per quelle che ambiscono a rappresentare il conflitto sociale che in autunno scoppierà causa le sanzioni belliche e la conseguente inflazione con politiche sempre più aggressive nei confronti dei salari e del lavoro.

Inoltre la fase elettorale sarà gestita da Draghi in sella al Governo, certo dimissionario, ma pur sempre Governo. Draghi che ha appena chiesto pieni poteri al Parlamento in un impeto di eversione costituzionale.

Viene meno anche in questo caso quella sensibilità istituzionale propria della prassi democratica. Sembra insomma che le forze quadro del sistema vogliano chiudere il cerchio, permettere a Draghi di essere il regista delle elezioni, anche se non si presenterà alle stesse, impedire al dissenso di essere presente nelle istituzioni e approfittare delle contraddizioni del M5S che in queste condizioni, senza un previo chiarimento interno, andranno all’appuntamento elettorale con spaccature interne evidenti.

Un anno di governo Draghi. Anzi, di Confindustria

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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