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mercoledì, Agosto 17, 2022

Se critichi Draghi sei pagato da Putin. La crisi di governo è una fotografia impietosa del sistema politico-mediatico

L’allarme lanciato dalla politica e dai media sulla crisi di governo che sarebbe, nelle allusioni delle veline atlantiche, fomentata dalla Russia, è forse il punto più basso di questa discesa agli inferi del sistema “Italia”.

Il sistema Italia e la crisi di governo

La crisi del governo Draghi è anche una fotografia impietosa dell’opinionismo che fa lobbing nel nostro paese, cioè quel fenomeno per cui una serie di personaggi possono parlare di tutto, (dalla guerra al covid, dalla politica al calciomercato, fino alla separazione di Totti e la Blasi,) spacciando per verità quelli che sono per lo più pensierini da rotocalco, e creando una presunta massa critica che dovrebbe influenzare l’opinione pubblica.

Se critichi Draghi sei pagato da Putin. La crisi di governo è una fotografia impietosa del sistema politico-mediatico 2

Questi cosiddetti influencer li possiamo distinguere in due categorie, che si danno di gomito legittimandosi: quelli a pieno titolo nel sistema, giornalisti, politici, volti noti della tv, che portano avanti delle vere e proprie linee “editoriali” narrative (cioè perseguono una linea politica che viene spacciata per opinione); e poi ci sono quelli che potremmo definire i “galleggianti”, cioè quegli account social, generalmente, molto popolari, che galleggiano appoggiandosi alla cronaca politica, con il battutismo utilizzato come strumento d’analisi superficiale, sempre pronti a battaglie campali sulle questioni secondarie, ma che si ricompattano con i “grandi influencer” , quando c’è da bastonare un presunto pericolo esterno reale.

Vanno bene le battutine su Salvini, sulla Meloni, i meme sul Pd, ma l’importante è non toccare l’equilibrio creato che consente di galleggiare, dunque, con la crisi di Draghi, il fronte dell’opinione si è compattato con la medesima forma utilizzata in questi mesi per narrare la guerra.

Una forma nefasta che, indifferente al fatto che non ne ha azzeccata una fino ad ora, può continuare come se nulla fosse, poichè si autorigenera nutrendosi dei propri racconti, estranei alla realtà.

Un tempo in Italia c’erano gli intellettuali che dalle colonne del Corriere di Piero Ottone si scambiavano lettere pubbliche con cui commentavano i grandi fatti della società, smontando i “sepolcri imbiancati”.

Oggi abbiamo gli account degli influencer politici che trasformano un Presidente del Consiglio in un santino, partendo da degli assunti indiscutibili (per loro) e bollando chiunque agiti la dialettica democratica come traditore.

Se critichi Draghi sei pagato da Putin. La crisi di governo è una fotografia impietosa del sistema politico-mediatico 3

Si parte da verità che sono indiscutibili per questo sistema politico mediatico: Draghi è antidoto al populismo e la “responsabilità” è la soluzione a tutto.

Ma se poi si chiede conto dei risultati politici di questa operazione, non c’è risposta. Il nostro premier è il meglio che ci sia. Il suo governo non ha alternative. Ma perchè? Nessuno te lo spiega. Cosi è. E se non lo si capisce si è irresponsabili.

In base a questi assunti, l’idea delle elezioni è una sorta di offesa, un onta. E se proprio è impossibile evitarle, si comincia a invocare il voto utile: “una grande alleanza per fermare le destre”.

Con il risultato che più si rinvia il processo democratico, più cresce l’astio e il malcontento popolare che finisce per indirizzare le proprie preferenze proprio verso quelle destre che si vorrebbe combattere, in nome della “responsabilità”, senza che siano mai state studiate realmente nei fenomeni che le generano (una lettura di sinistra delle destre farebbe comprendere i meccanismi reali che fanno identificare le classi disagiate con gli oppressori invece che con gli oppressi, ma questo in realtà sta bene alle élite); dall’altro genera disaffezione ai processi democratici di partecipazione e rappresentanza, svuotando alle fondamenta la nostra democrazia.

Elezioni a cui partecipano metà degli aventi diritto che danno poi voce a personaggi senza alcun radicamento -se non mediatico e di “censo”- come Calenda e l’universo fantasma dei centristi, che in nome della lotta al populismo, possono dire tutto e il contrario di tutto, senza dover rendere conto della propria inconsistenza politica.

Il mito del grande centro e Calenda, il nulla che avanza

È davvero da irresponsabili far cadere un Governo che aumenta le spese militari invece che quelle per sanità, scuola e lavoro, smantella il reddito di cittadinanza, dice no a tutte le proposte dei sindacati, è contrario al salario minimo, impedisce per decreto ai lavoratori della logistica di far causa alle ditte appaltatrici, rimanda i ragazzi a scuola con le mascherine perchè non ha previsto nessun intervento strutturale per la pandemia, e per le bollette e il riscaldamento ha detto sostanzialmente: “arrangiatevi, ci sono cose più importanti, prendetevela con Putin”.

Ma solo per aver scritto una cosa simile si può essere tacciati di ricevere rubli dal Cremlino. Questo Governo avrebbero in parlamento i numeri per una maggioranza che prosegua l’esperienza Draghi, ma l’idea che ci spossa essere nella società una forza d’opposizione che trovi sponde politiche anche in un personaggio controverso e discutibile come l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte (per non parlare degli esperimenti alla De Magistris completamente oscurati) rende isterico il sistema.

Il draghismo può tollerare solo l’esistenza di un’opposizione di destra, cioè fasulla, come quella della Meloni, del tutto integrata e attivamente partecipe alla visione governista.

Questo sistema che su tutti i media fomenta la guerra in Europa in nome della libertà e dei valori, in casa propria si mostra sempre più insofferente verso le opposizioni, tra le battute e i meme degli “utili idioti” sui social.

Effetto talk show: sulla guerra s'è alzato il nuovo muro

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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