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venerdì 30 Luglio 2021
PolisCoronavirus, l'osannato modello italiano ha retto una settimana

Coronavirus, l’osannato modello italiano ha retto una settimana

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Coronavirus, l’osannato modello italiano di regole e protocolli ha retto una sola settimana alla riapertura di scuole e uffici: il nuovo Dpcm lo certifica.

Coronavirus, l’osannato modello italiano è già fallito

Alla fine è arrivato il nuovo decreto, il terzo in pochi giorni, come a voler rimarcare la corsa che il governo sta effettuando sul virus, ma il ruolo dell’inseguitore stanca e, a vedere quello che sta accadendo, è probabile che le misure contestatissime di oggi, andavano prese dieci giorni fa.

I numeri del contagio crescono in maniera esponenziale, senza alcun segnale di tregua: siamo ormai ben oltre i 20mila quotidiani.

La curva di crescita? Uguale a quella del 15 ottobre: non è cambiato nulla. La curva rossa che stiamo andando a incontrare sono i morti di marzo.
Tra dieci giorni con questi numeri probabilmente avremo 300 morti al giorno e le terapie intensive vicine al collasso in molte regioni.

L’Italia ha scelto la via blanda dell’un po’ alla volta sperando in non si sa cosa.

I nostri numeri non sono ancora i livelli di Spagna o Francia, è vero, la situazione grave è ancora gestibile, ma l’effetto panico diffuso sta rendendo palese che il modello Italia che tutti ci invidiavano per questa pandemia, in realtà non è mai esistito.

Coronavirus, l'osannato modello italiano ha retto una settimana 2

Dietro il lockdown poco. Troppo poco.

Il modello italiano si è basato semplicemente su un lockdown prolungato e generalizzato, prima e più dei nostri vicini, che ci ha dato l’illusione di una estate apparentemente tranquilla.

Ci ha dato un vantaggio che è stato dilapidato immediatamente: tenendo conto dei venti giorni circa che ormai abbiamo imparato a considerare come il tempo minimo per verificare gli effetti di qualunque misura anti-contagio, il nostro vantato sistema di regole e protocolli messo su da governo, regioni ed esperti  ha retto una sola settimana alla riapertura di scuole e uffici.

Il sistema di tracciamento è saltato completamente in gran parte delle regioni italiane. Le Asl non comunicano più nulla o lo fanno con ritardi intollerabili. In diverse regioni le file per i tamponi durano anche dodici ore, una situazione assurda e pericolosa, che costringe le persone a mettersi in auto all’alba e ad affrontare code interminabili, con la probabilità statistica elevatissima di trovarsi tra contagiati, e condividere con gli stessi i pochi bagni chimici disponibili.

La fondazione Gimbe ha certificato nel suo report settimanale il fallimento del sistema di testing & tracing per arginare la diffusione dei contagi. Andrea Crisanti, il virologo di rifermiento per il modello Veneto, lo ha detto chiaramente: in Italia siamo in grado di tracciare fino a 2.000 casi al giorno. Con 12mila contagi salta tutto, il sistema va in tilt: non c’è contact tracing né App Immuni in grado di reggere un impatto del genere.

Immaginate ora che siamo oltre i 20 mila…

Coronavirus, l'osannato modello italiano ha retto una settimana 3

Tutti colpevoli, nessun colpevole

È chiaro che si tratta di una situazione difficilissima per tutti ma siamo passati nel giro di due settimane dal dire che eravamo un esempio di gestione e mai lockdown, a una situazione fuori controllo, con mini lockdown di fatto.

Nessuno si assume o si assumerà mai la responsabilità di un tale cortocircuito, anche perchèé non è salvabile nessuno.

Il governo ha affrontato una situazione inedita, che sta andando male in ogni paese, ma con scelte che sembrano dettate più da tentativi che da logica.

L’opposizione, peggio che andar di notte, ha detto tutto e il contrario di tutto, ed ha, anzi, la grave responsabilità di aver alimentato comportamenti scellerati, portando avanti idee o personaggi in odore se non in palese vicinanza a posizioni negazioniste. Il Salvini senza mascherina per tutta l’estate tra bagni di folla accalcata lo abbiamo ben presente tutti.

Lettera pubblica a un amico sovranista

E c’è pure quella parte di paese che nei mesi estivi ha provato fastidio per chi cercava di riportarti alla realtà e ha preferito credere a Zangrillo, a Tarro, a Bassetti, rifiutandosi di rispettare le norma prudenziali.

Ora c’è poco da urlare, invocare questo o quello: siamo in mezzo alla tempesta e bisogna attraversarla cercando di portare in rada la barca.

E la solidarietà nazionale che si invoca, sia reale, non di facciata o ideologica ma al contrario. Non si getti tutto il peso della crisi sulle solite categorie tartassate. C’è da sostenere enormi fasce di popolazione e a farsene carico, assieme allo Stato, siano i patrimoni considerati intoccabili. Ma sappiamo già che la parola patrimoniale non gode di buona stampa in questo paese.

 

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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