Il neo ministro degli interni Matteo Piantedosi, sotto accusa per i primi provvedimenti considerati frutto di “disguidi” tecnici, vanta una lunga carriera in amministrazioni quasi sempre di centro sinistra. Appare altamente improbabile che le sue siano semplici ‘sviste’.
Chi è Matteo Piantedosi?
Di Alberto Tarozzi.
La sua carriera in Prefettura inizia nel 1989 a Bologna, dove per otto anni è capo di Gabinetto. Nel febbraio 2007 diventa Viceprefetto vicario fino al 2009, quando viene chiamato al Ministero dell’Interno a dirigere l’Ufficio relazioni parlamentari.
20 anni di carriera a Bologna (dal 1989 al 2009). I sindaci: Imbeni, Vitali, Guazzaloca, Cofferati. Relazioni istituzionali con assessori comunali e provinciali in larga maggioranza di sinistra. Mai che sia apparsa l’ombra di uno screzio. Non solo di ordine ideologico e politico, ma nemmeno di ordine tecnico.
È lo stesso Cofferati a ricordare la sua collaborazione con Piantedosi col quale aveva affrontato con efficacia i rave messi in atto a suo tempo nel bolognese, senza bisogno di nuove normative.
Personalmente ricordo la gestione della questione dei profughi dalla ex Jugoslavia nella prospettiva di un loro rientro volontario (anni 90). Pur non avendo mai incontrato Piantedosi facevo parte di un gruppo di lavoro in Provincia (assessorato Donata Lenzi) che si occupò della questione. Mai ho sentito qualcuno elevare critiche al neoministro.
Poi la sua carriera al Ministero degli Interni con Salvini e ora Ministro con la Meloni.
Provvedimenti di destra, ma non solo. Provvedimenti che grondano incompetenza da tutte le righe. Possibile che una brillante carriera culmini con la produzione di “disguidi” tecnici.
Da qui la domanda. “Piantedosi lo fa o lo è?”. Dal suo passato pare sia da escludere che lo sia. Quindi una seconda domanda “Se lo fa, chi glielo fa fare?”. Un’ipotesi. Forse chi ha interesse a indirizzare il dibattito su questo terreno.
Sicuramente importante, nessuno lo nega, ma fin troppo funzionale a sbattere in seconda pagina, e oltre, il confronto su guerra, crisi ed economia.

* ripreso da Alberto Tarozzi
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