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giovedì, Agosto 11, 2022

Draghi: “Putin non deve vincere”. Ma che significa che bisogna vincere con la Russia?

Una “pace giusta” non significa che si debba agire senza badare alle conseguenze delle proprie azioni. Se bisogna vincere con la Russia dovrebbero spiegarci come riuscirvi e quali rischi comporta questa strategia. E le risposte potrebbero non piacerci.

Che significa che bisogna vincere con la Russia?

Premesso che le ragioni di questa guerra hanno poco o nulla a che fare con la democrazia, dato che concernono la lotta per l’egemonia che caratterizza la geopolitica fin dal tempo dei Sumeri, è ormai evidente che lo scopo politico degli Usa non è tanto “salvare” l’Ucraina quanto piuttosto tagliare i ponti tra l’Ue e la Russia (scopo praticamente già raggiunto), e soprattutto indebolire il più possibile la Russia, al punto da farne crollare l’intero sistema politico e militare, ossia frammentarla politicamente, e al tempo stesso preparare il terreno per “punire” la Cina, sotto il profilo sia economico che geopolitico.

Come riuscirvi e quali rischi comporta questa strategia?

Che le sanzioni possano costringere la Russia a gettare la spugna è solo una pia illusione, dato che non sono mai riuscite a piegare nemmeno una piccola potenza decisa a resistere.

Certo, nella misura in cui la Russia dipende dalla tecnologia occidentale, le sanzioni creeranno molti problemi a Mosca, ma la Russia non è affatto isolata (lo può credere solo chi confonde il mondo occidentale con il mondo), e dispone di risorse e materie prime strategiche che le garantiscono di rafforzare i rapporti con quei Paesi che non ne vogliono più sapere di prendere ordini da Washington e che rappresentano pure una buona parte non solo del mondo ma dell’economia mondiale.

In ogni caso è pacifico che le sanzioni non incidano minimamente sulla guerra che si sta combattendo in Ucraina.

Pure che gli aiuti occidentali possano consentire all’esercito ucraino di riconquistare l’intero Donbass (e secondo alcuni perfino la Crimea!) lo può credere soltanto chi ritiene che sia una strategia razionale rischiare la propria vita giocando alla roulette russa.

Non solo perché gli aiuti occidentali dovrebbero essere assai maggiori – e quindi comprendere anche aerei da combattimento occidentali oltre che centinaia di potenti sistemi di artiglieria – ma perché, come ha dichiarato lo stesso capo della intelligence ucraina, Kyrylo Budanov, “se la Russia ora ammettesse di non essere riuscita a sconfiggere l’Ucraina, non sarebbe solo il crollo del sistema di Vladimir Putin, sarebbe il crollo del sistema statale. Pertanto, combatteranno il più possibile. L’esercito russo dovrà combattere fino alla fine. Non ha altra scelta.”

Orbene, che se ne deve dedurre considerando che la Russia è comunque una superpotenza nucleare? Domanda tanto più necessaria se si riconosce che non è solo Putin ma la Russia che in un certo senso si sta giocando “il tutto per tutto” in questa guerra e quindi non può certo permettersi di subire una disfatta in Ucraina.

Vale a dire che, anche se l’esercito russo in Ucraina dovesse “crollare”, Mosca non esiterebbe ad alzare il livello dello scontro ovvero ad impiegare delle armi nucleari tattiche. E non potrebbe non farlo, perché la posta in gioco è diventata così alta che ormai Mosca anche se volesse (questo è il busillis!) non potrebbe più tornare indietro.

Insomma, gli (anglo)americani possono prolungare il più possibile la resistenza dell’esercito ucraino, ma più si prolunga questa guerra e più aumenta il rischio che si renda necessario impiegare delle armi nucleari tattiche o che si giunga ad uno “scontro diretto” tra la Nato e la Russia, che non potrebbe non essere una guerra nucleare.

Che si debba aiutare l’Ucraina a resistere a molti può sembrare una ragione più che valida per impegnarsi contro la Russia, ma in realtà non significa nulla se non si precisa qual è lo scopo politico che si persegue, dato che lo scopo della guerra non può essere la guerra stessa, se non per chi ha smarrito il proprio senno.

D’altronde, poiché lo scopo politico degli (anglo)americani è appunto quello di mettere in ginocchio Mosca, allora solo una vittoria militare “totale” contro Putin potrebbe conseguirlo, ma ciò è proprio quel che non si può ottenere senza rischiare una guerra nucleare. E questa sarebbe una strategia razionale?

La linea rossa della Nato

Del resto, gli occidentali, se davvero stesse loro a cuore la sorte del popolo ucraino, non farebbero meglio a consigliare a Kiev di accettare un compromesso territoriale per difendere l’indipendenza e la sicurezza della stessa Ucraina?

D’altra parte, è l’Europa stessa che rischia di finire in una trappola strategica, da cui non potrà uscire se non con le ossa rotte, per eseguire delle direttive strategiche che non possono neppure definirsi razionali, posto che in un conflitto contro una superpotenza nucleare, che combatte per difendere degli interessi vitali, l’alternativa non possa essere tra sconfitta e vittoria.

Avere come obiettivo una “pace giusta” quindi non significa che si debba agire senza badare alle conseguenze delle proprie azioni, bensì l’opposto.

Posto che la guerra sia soltanto la prosecuzione della politica con altri mezzi, allora quel che insegna il “realismo” è che la “ragione politica” debba prevalere anche e soprattutto in guerra.

In altri termini, è la stessa etica della responsabilità che esige che “giusto” sia fare ciò che è “necessario” per tutelare il benessere, morale e materiale, della propria comunità.

 

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Fabio Falchi
Fabio Falchi
Saggista e ricercatore indipendente. Tutte le sue pubblicazioni: https://independent.academia.edu/Ffalchi

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