22.3 C
Rome
mercoledì 8 Settembre 2021
In EvidenzaIl caso Voghera e l'ossessione per la sicurezza: la Bastiglia al contrario

Il caso Voghera e l’ossessione per la sicurezza: la Bastiglia al contrario

Il caso Voghera intreccia la cronaca nera con le polemiche della politica e quelle sul porto d’armi. Ma al centro di tutto resta l’ossessione securitaria del paese.

Il caso Voghera e l’ossessione per la sicurezza

Massimo Adriatici, l’assessore leghista che ha ucciso il 39enne Youns El Boussetaoui, è agli arresti domiciliari con l’accusa -per adesso- di eccesso colposo di legittima difesa;  aveva un regolare porto d’armi, ma non è ancora chiaro perché quella sera girasse con l’arma in tasca e il colpo in canna. Ma qui entriamo su uno dei temi centrali della questione: l’ossessione della sicurezza.

Abbiamo un’intera classe politica, da destra fino a sinistra, seppur con sfumature diverse, che non è mai riuscita a interrompere quella cantilena, l’unica, che hanno ripetuto nel corso degli anni.

Quel motivetto sulla sicurezza e contro il degrado che è entrato nella testa degli italiani. E così continuamente si sovrappongono e confondono, deliberatamente, aspetti differenti che hanno altre origini.

Si confonde la sicurezza con l’ordine pubblico; l’insicurezza sociale con lo sviluppo inumano e degradato delle periferie. Il cuore del problema, neanche a dirlo, è economico. Lo sviluppo delle relazioni sociali è diventato una subordinata delle relazioni economiche. Questo nodo centrale viene coperto dal depistaggio mediatico continuo.

Il caso Voghera e l'ossessione per la sicurezza: la Bastiglia al contrario

Le grandi città si allargano inglobando intere baraccopoli, eppure si scandalizzano per qualche centinaio di capanne di lamiera in cui vivono dei poveracci.

Le metropoli che si volevano accoglienti e comprensive nell’immaginario, sono state convinte di essere in mano al crimine, quando qualsiasi indicatore afferma il contrario, se non nei numeri fisiologici.

Tutto ciò è la conseguenza della privatizzazione di ogni spazio pubblico: quando qualsiasi esperienza, che sia reale o vissuta attraverso i media, si elabora nella propria solitudine (due anziani davanti al televisore nella loro cucina) invece che in spazi condivisi di discussione ed elaborazione collettiva, nell’ afasia dei tempi casalinghi piuttosto che nel vitale caos delle piazze, ma anche nell’agorà dei bar: è normale che ci si senta in guerra contro tutti.

E quei tutti alla fine, sono sempre i più disperati, chi sta peggio. È un ribaltamento copernichiano della “reazione”. È  la Bastiglia rovesciata, il bastione del potere contro gli ultimi.

La reclusione pandemica forzata degli ultimi mesi sta ampliando questa percezione.

Il caso Voghera e l'ossessione per la sicurezza: la Bastiglia al contrario

Ma l’intellighienza progressista che fa? Durante le sciagurate gestioni/campagne elettorali passate e permanenti, come sistema impone, i Minniti vari e sindaci sceriffo alla De Luca,  se avessero pensato di disinnescare questa bomba ad orologeria alleviando la tensione invece di invocare decreti sicurezza palesemente razzisti, forse si sarebbe potuto provare a parlare ancora di città solidali, di tenere aperto il dibattito almeno e non di considerare la “cosa” acquisita.

Una volta l’antifascismo era la soglia minima di civiltà. Questa barriera è stata oltrepassata da un’emergenza costruita a tavolino e montata dai media.

Il paese è preda della micro-criminalità, dei rom e di abusivi prepotenti? Magari! Se fosse questo il pericolo per le libertà e i diritti, avremmo risolto già la montagna di problemi reali che abbiamo da scalare.

Leggi anche


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

Ti potrebbe anche interessare

4 COMMENTS

Comments are closed.

Ultimi articoli