Proseguono i bombardamenti turchi sulla Siria nord-orientale popolata dai curdi, con decine di vittime e danni strutturali. Il presidente turco Erdogan ora minaccia l’invasione via terra del Rojava. In questo caso, per la comunità internazionale, non vale la divisione “aggredito\aggressore”.
I bombardamenti turchi nel Rojava e il mondo tace
Kobane, la città famosa per aver resistito all’ex Isis nel 2014, sotto le bombe turche per il quinto giorno consecutivo, è diventata obiettivo simbolico di Erdogan assieme ai campi profughi di Aleppo dove vivono i rifugiati di Afrin cacciati dall’invasione turca del 2018.
Nel mirino le infrastrutture civili: una scuola a est di Kobane, una clinica a Qarmough, un pozzo petrolifero a Kradahol e due a Tirbespiyê, ma dal mondo non si ode nessuna voce di protesta verso il paese NATO.
Ankara sta colpendo dal cielo, evitando per il momento di incrociare le unità popolari curde (Ypg e Ypj) e delle Forze democratiche siriane (Sdf), prive di contraerea e ridotte a bersagli mobili. L’operazione turca, ribattezzata Claw-Sword, secondo quanto preannunciato dallo stesso Erdogan, presto si trasformerà in un’offensiva terrestre appena le forze curde e siriane saranno rese inoffensive lungo le zone di confine che la Turchia da tempo intende occupare.

Attacco nel Rojava e silenzi pesanti
L’attacco nel Rojava è stato giustificato come risposta alla strage di Istanbul del 13 novembre. Una storia dalla troppe ombre, con una donna siriana immediatamente arrestata, di sospette vicinanze jihadiste che ‘confessa’ di essere stata armata dal Pkk curdo e dà il via ad una feroce repressione interna e ora giustifica l’operazione militare in Siria preparata da tempo.
Secondo l’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est, nata dalla rivoluzione del Rojava, a dare il via libera alla Turchia sono stati Mosca e Washington.
Suonano molto assonanti le dichiarazioni del Cremlino e della Casa Bianca. Il portavoce del governo russo, Dmitry Peskov: “Comprendiamo e rispettiamo le preoccupazione della Turchia rispetto alla propria sicurezza. Allo stesso tempo, invitiamo tutte le parti a evitare passi che possono condurre a una destabilizzazione della situazione”.
E da Washington, con una nota del Dipartimento di Stat : “Sollecitiamo una de-escalation in Siria per proteggere le vite dei civili e il comune obiettivo di sconfiggere l’Isis”.
Considerando che i bombardamenti turchi avvengono in uno spazio aereo controllato da Russia e Stati Uniti, le due grandi potenze di fatto acconsentono alle operazioni turche nel Rojava. E in tutto l’occidente i media tacciono o minimizzano .

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