Ben Gvir non è il mostro: è lo specchio perfetto dell’Occidente

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Ben Gvir non è un’anomalia ma il prodotto coerente di un Occidente immerso nel narcisismo competitivo e nella guerra permanente. Dietro il suprematismo israeliano agiscono le stesse logiche di profitto, propaganda e spettacolarizzazione che attraversano il capitalismo globale.

Ben Givr: un occidentale autentico.

Israele è il paese in cui si respira pienamente Il “vento nero” della guerra. Il sadismo allucinato e borioso di Ben Givr traccia la personalità di un intero popolo che si riconosce pienamente in quella postura raccapricciante. Israele insegna all’Occidente l’eticità del comportamento criminale, diretta conseguenza dell’egoismo capitalista dedito al massimo profitto.

Non è questione di destra o di sinistra, come qualche ingenuo ancora crede. Il problema investe un’intera classe dirigente, che, ahimè, non siede ai vertici dei governi. Sono i Ceo, i consigli d’amministrazione, i grandi tycoon, quelli che accompagnano i presidenti nei viaggi diplomatici, a esercitare egemonia, a concepire una cultura espansionistica e cinica che oggi contempla la guerra.

Il criminale Ben Givr si nutre dello stesso linguaggio manipolatorio concepito dal marketing commerciale e in quel modo ottiene consensi. Li ottiene perché sono le nostre società a essere immerse in quel meccanismo comunicativo, in quel non detto: la guerra è il destino collettivo propagandato dal capitalismo. Per questo i riarmi sono bipartisan. Per questo gli indirizzi politici – chicchessia sieda al governo – assecondano BlackRock.

Ben Givr più essere gangster perché il capitalismo diffonde un immaginario delinquenziale. Basta scorrere i nostri telefoni e ammirare i video di vita quotidiana registrati nelle nostre città dove il narcisismo patologico innesca balletti, scenette, monologhi, canzoncine in cui il piedistallo viene occupato da uno strabordante Io. Lo stesso Io psicologizzato e scandagliato ossessivamente nei romanzi, nel cinema e nella mondanità culturale postmoderna.

Sono tanti e insospettabili i complici morali di Ben Givr e del terrorismo israeliano. Si nascondono nel conformismo, nella rinuncia alla lotta, nelle premesse sul 7 ottobre che ancora poco tempo fa imperversavano negli speech televisivi di sinistra. Nei distinguo tra dittature, tutte le altre, e la democrazia, la nostra. Lì si annida l’imperialismo, lì si annida la barbarie di Ben Givr.

 

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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