Armi all’Ucraina, Meloni come Draghi: il cdm approva il prolungamento degli aiuti militari fino a tutto il 2023. Vari distinguo nelle opposizioni.
Armi all’Ucraina per tutto il 2023
Nessuna sorpresa sull’invio di armi all’Ucraina, e nemmeno erano attese: via libera alla mozioni di centrodestra, Pd e Italia Viva-Azione con la bocciatura contestuale del documento di M5s e Verdi-Si, poi l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri. Dunque mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari saranno forniti all’Ucraina anche in tutto il 2023.
La mozione di maggioranza chiedeva al governo anche di portare la spesa militare al 2% del Pil entro il 2028, come da impegno Nato.
I partiti che avevano dato il via libera alle forniture belliche all’inizio del conflitto soro rimasti sulla stessa linea, con l’eccezione del M5S. “Ma dietro questi risultati c’è molto più succo politico” propone Andrea Carugati sul Manifesto. “Il M5S, ad esempio, ha votato in larghissima parte a favore della mozione di Sinistra e Verdi, l’unica a chiedere apertamente lo stop all’invio di armi”. Favorevole Giuseppe Conte, che aveva chiesto il dibattito parlamentare, e aveva presentato una mozione che chiedeva di coinvolgere il Parlamento prima di ogni nuova fornitura militare.
Un testo meno esplicito di quello della sinistra, senza l’impegno allo stop alle armi, ma comunque di opposizione. “Non possiamo continuare a pensare ad una illusoria disfatta della Russia“, ha detto in aula il leader M5S. “Sulle armi pretendiamo un passaggio nelle aule parlamentari. Se il governo vuole perorare una linea guerrafondaia ‘armi a oltranza e zero negoziati’ venga in aula a dirlo, a metterci la faccia e a far votare il Parlamento”. “Sul piano delle armi si è parlato ed agito troppo, mentre di diplomazia non vediamo traccia. Esigiamo un cambio di passo dalla Nato e dalla Ue. E soprattutto dal nostro Paese“, ha concluso Conte ricordando la manifestazione per la pace del 5 novembre a Roma.
Problemi in casa Pd
Sul testo di Fratoianni si è registrata anche una spaccatura del Pd. Il grosso del partito ha votato è rimasto sulla linea atlantista Letta-Guerini. Contro l’ala sinistra con Elly Schlein, Laura Boldrini, Alessandro Zan e il gruppo di Articolo 1 (Speranza, Scotto, Stumpo e Cecilia Guerra) che non ha partecipato al voto, e un astenuto. “Un timido gesto di dissenso rispetto alla linea dem, e di aperture verso le istanze pacifiste”. La mozione del Pd, prevedeva il sostegno a Kiev “con tutte le forme di assistenza necessarie”. L’aspetto umanitario senza dirlo.
Il testo più bellicista
Il testo di Calenda e soci, il più bellicista di tutti. Il primo punto poi bocciato chiedeva di «proseguire senza riserve l’attività di sostegno, economico e militare, a Kiev, in continuità con le azioni intraprese e i provvedimenti adottati» dal governo Draghi, “anche mediante l’invio di nuovi equipaggiamenti bellici, tenendo opportunamente informato il Parlamento”.
Invio di armi, domande necessarie
La questione dell’invio di armi a Kiev contro l’aggressione russa propone ormai dopo più di nove mesi di conflitto sanguinoso, temi ineludibili, domande scomode e irritanti, e un giudizio perlomeno critico, per Tommaso Di Francesco, che parla di parlamento egemonizzato in chiave bipartisan da ‘estremismo atlantista’. Mentre i putiniani veri, i sovranisti e gli iper-nazionalisti che vedono la Nato al posto dell’Ue sono nei banchi della destra estrema che vuole l’invio di armi. Lettura di sinistra che deve ricorrere a papa Bergoglio.
(Fonte – Remocontro)

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