Ancora sul referendum: i voti non sono ‘like’

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Tutti cantano vittoria davanti al disastro. Il governo Meloni si intesta il mancato raggiungimento del quorum referendario, sciacallando sul nulla. Pd e SI si intestano i 13 milioni di partecipanti effettivi, mistificando il voto per vantare una finta maggioranza. Ignorano la spinta di classe e neutralizzano ogni conflitto, riducendo tutto a giochi di potere. I voti non sono like. E non sono per loro.

Referendum: appropriazione indebita

Puntuali, il giorno dopo, arrivano gli sciacalli, i mistificatori seriali. Pd e Sinistra italiana si intestano indebitamente tredici milioni di voti al referendum, per impoverirne il significato.

Si intestano una maggioranza nel paese inesistente, accroccando maldestramente elezioni politiche e quesiti referendari, per autocompiacersi di un imminente cambio di guardia a Palazzo Chigi.

Confermano ciò che sembrava limpido: le cabine di regia della sinistra liberale non hanno mai messo in discussione il Jobs Act e le controriforme sul lavoro.

La moderata mobilitazione referendaria è servita loro perché si potessero rivendere, a cadavere di Landini ancora caldo, una massa di votanti che mai e poi mai li sceglierebbe nel segreto delle urne. I voti non sono like.

Nessun ragionamento si dovrà fare sulla composizione di classe di quel voto, l’unico elemento davvero innovativo del risultato referendario. E giammai sulle prospettive di lotta che quel voto potrebbe rappresentare se incanalato conflittualmente. Avrebbe fatto questo Jean-Luc Mélenchon, ma lì è la Francia.

Qui i beniamini della società civile e civilizzata, Elly e Fratoianni, si affrettano a disperdere quella forza vitale, quella presa di coscienza che una parte dei lavoratori italiani ha manifestato con il voto, per rinsecchirla e accartocciarla nella pietanza sciapa dei giochini elettorali o dei governi tecnici telecomandati da Bruxelles e dalla Presidenza della Repubblica.

Giochini miseri che contribuiscono, più di quanto si immagini, alla spoliticizzazione assoluta della società, che aiutano Curtis Yarvin, o indifferentemente i suoi omologhi di ogni patria, a pontificare su future dittature della Silicon Valley ed essere preso sul serio persino ad Harvard.

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parole ribelli, menti libere

 

 

Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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