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lunedì 29 Novembre 2021
PolisMondoAlejandro Vilca, il netturbino marxista eletto in Argentina

Alejandro Vilca, il netturbino marxista eletto in Argentina

In Argentina la sinistra ha fatto la storia nella provincia settentrionale di Jujuy: con 100.000 voti, Alejandro Vilca è diventato il primo deputato operaio.

Alejandro Vilca, il netturbino marxista

L’operaio della raccolta dei rifiuti Alejandro Vilca, di origine Coya, ha sfidato i partiti tradizionali insieme a Natalia Morales e Gastón Remy, dirigenti del Partido de Trabajadores Socialistas (PTS) nel Frente de Izquierda y de los Trabajadores – Unidad (FITU).

La lista Cambia Jujuy, espressione del governo provinciale, è arrivata prima ma non ha raggiunto il 50% dei voti o il doppio delle altre liste. Il Frente de Izquierda si è piazzato al terzo posto con il 25,08% dei voti e solo 3.000 voti dietro il partito peronista locale.

Il FIT-U è arrivato secondo in distretti importanti come Palpalá e ha vinto in città come Humahuaca.

Le parole di Alejandro Vilca sono state trasmesse dal bunker elettorale del FIT-U a Buenos Aires.

“Da Jujuy contribuiremo a questo banco del Frente de Izquierda Unidad. Con il 97% dei voti contati, stiamo entrando, ma non possiamo fidarci di questo regime che difende gli interessi delle compagnie del tabacco e dello zucchero e dei proprietari della provincia. Abbiamo dimostrato che possiamo fare campagna dal basso, come forza politica dei lavoratori. Vogliamo ringraziare tutta la militanza.”

Come nelle primarie nazionali PASO, la sinistra ha conseguito una grande elezione nei quartieri operai di San Salvador, Palpalá e San Pedro, così come in molte città operaie rurali e tra le comunità native. Durante la campagna, sono stati creati comitati di sostegno in decine di città, che hanno diffuso le proposte della FITU.

Più di 1.400 scrutatori hanno difeso i voti della sinistra, contro le manovre fraudolente già realizzate dal governo e anche dal peronismo. Il governo ha tentato una campagna diffamatoria con attacchi nei media e minacce. Questa domenica c’è stato anche il furto di schede elettorali, schede “vecchie” e altre manovre. Ma niente poteva fermare la volontà di decine di migliaia di persone che volevano “fare la storia”.

La lista di sinistra ha sollevato le principali richieste operaie e popolari. Ha denunciato le misure di austerità del governatore Morales e la complicità del peronismo. Ha proposto la difesa dei salari e dell’occupazione. Ha pubblicizzato la campagna per la riduzione della giornata lavorativa a 6 ore, per distribuire il lavoro tra occupati e disoccupati. Denunciava i progetti estrattivi e appoggiava la difesa del territorio e dell’acqua da parte delle comunità native.

La campagna ha suscitato un enorme entusiasmo tra i lavoratori urbani e rurali, i vicini dei quartieri “dimenticati” delle principali città, tra i giovani, gli artisti e il movimento delle donne, così come tra le comunità

Chi è Alejandro Vilca?

“Non siamo politici professionisti, siamo lavoratori che fanno politica”, dice Vilca, e questo definisce chi è e la classe sociale che rappresenta. Per la prima volta nella storia, a Jujuy viene eletto un deputato che è un lavoratore, un operatore ecologico, un coya e un attivista di sinistra. Diamo un’occhiata alla sua storia.

Alejandro è nato in una famiglia umile e insieme ai suoi quattro fratelli è stato cresciuto da sua madre, Luisa Salas, una lavoratrice per tutta la vita che ha forgiato il suo carattere combattivo e solidale. Come gran parte della popolazione della sua provincia, è un Coya.

Già negli anni ’90, quando Alejandro era uno studente delle superiori, partecipava alle marce dei lavoratori statali, sostenendo le loro rivendicazioni e organizzandosi con i suoi compagni di classe per fondare il Centro Studentesco.

Dopo aver terminato gli studi, Alejandro ha ottenuto una borsa di studio per studiare architettura all’Università Nazionale di San Juan. Lì prese parte alla lotta contro la riforma dell’istruzione del governo di Carlos Menem e fece i primi passi nella militanza di sinistra, entrando a far parte di “En Clave Roja”, il gruppo studentesco promosso dal Partido de los Trabajadores Socialistas (PTS).

Anni dopo, dovette tornare nella sua nativa Jujuy e divenne uno dei fondatori del PTS in quella provincia. Il marxismo ha cambiato la mia vita”, ricorda di quegli anni.

Appena tornato ha fatto di tutto.: cameriere, muratore, gelataio, operaio in una fabbrica di plastica, venditore di assicurazioni e disegnatore per un architetto fino al 2001, quando è diventato un lavoratore statale precario.

Ha fatto parte della Coordinadora Provincial de Trabajadores en Negro (Comitato Provinciale di Coordinamento dei Lavoratori in Nero), che ha unito e unificato i lavoratori precari della sanità, dell’educazione e di altri dipartimenti statali. Sulla scia di questa lotta, Alejandro è diventato un addetto alla raccolta dei rifiuti nel popolare quartiere di Alto Comedero. Da lì, ha passato gli ultimi anni a lottare per i diritti dei lavoratori più sfruttati, come nell’industria del tabacco, dello zucchero e rurale, così come per i diritti dei popoli indigeni, delle donne e contro la distruzione ambientale.

Così, è diventato un riferimento indiscusso della militanza e della lotta operaia. Questo riferimento, più le idee della sinistra, lo hanno portato ad essere eletto come deputato provinciale nel 2017.

La tribuna di Alejandro, come quella dei suoi compagni, è una tribuna che è al servizio della lotta della classe operaia, coya e povera di Jujuy, che ora si agiterà al Congresso Nazionale per fare la storia.

Traduzione da La Izquierda Diario

 

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