A Sanna Marin si perdona tutto, anche di aver partecipato al funerale di un neonaz…ehm, nazionalista…

Sanna Marin può costruire muri contro i migranti, aumentare le spese militari e partecipare al funerale di un “nazionalista” di destra e rimanere l’idolo dei liberal delle terrazze romane.

A Sanna Marin si perdona tutto

A Sanna Marin, l’idolo dei liberal-progressisti salottieri, è consentito fare cose che ad altri non sarebbe permesso.

La premier finlandese, come già ribadito in altre circostanze, governa in patria in coalizione col centrodestra, ha costruito un muro contro i migranti, ha aumentato le spese militari del 70% (2,2 miliardi di euro) e più volte ha cercato di eliminare il recovery fund.

Se Giorgia Meloni avesse solo pensato la metà di queste cose si sarebbe trovata già Michela Murgia sotto casa pronta a bucargli le ruote dell’auto.

L’ultima della paladina delle terrazze romane è stata il viaggio a Kiev per partecipare, insieme a Zelensky, alle esequie di Dmytro Kotsyubaylo, uno dei comandanti militari del gruppo ucraino Pravy Sector, considerato di estrema destra prima della guerra, e ora traslato per convenienza in “nazionalista”.

Kotsyubaylo, soprannominato “Da Vinci”, è stato ucciso il 7 marzo ad Artemovsk durante uno dei tanti scontri con le forze russe della “Wagner”.

Era stato uno dei protagonisti di Euromaidan del 2014 e lo stesso Zelensky gli aveva già conferito la medaglia di “eroe dell’Ucraina” per i “meriti” che si era conquistato sul campo fin dagli albori, cioè la guerra di Kiev nei confronti delle popolazioni del Donbass.

Ci si chiede però quale sia stato il senso dell’invito di Zelensky alla Marin per i funerali in pompa magna a Kiev. I rumors mediatici parlano della necessità del premier ucraino di sollecitare la pratica di ingresso dell’Ucraina nella NATO, facendo leva sui buoni uffici della Finlandia .

E qui si solleva il nuovo dubbio: come può aiutarlo la Marin se il suo paese ufficialmente non fa ancora parte della NATO, al di là del fatto che la politica estera della Finlandia è concretamente da 10 anni coordinata con le strategie atlantiche? E qui vengono in soccorso altre voci che da mesi si rincorrono sui principali quotidiani europei, ovvero che Marin fa parte delle ristrettissima rosa dei 3-4 candidati a succedere a Stoltenberg nella carica di Segretario generale della NATO.

In passato si era parlato anche di Mario Draghi tra i candidati, e questo – ma non dateci dei complottisti, sono solo ipotesi ed interpretazioni – potrebbe spiegare la sceneggiata dell’ex premier con le sue dimissioni immotivate senza mai essere stato sfiduciato dal Parlamento.

Ma su molti giornali avevamo letto anche della possibile candidatura di Enrico Letta, che era l’altro pretendente italiano alla successione di Stoltenberg.

E anche in questo caso si potrebbero spiegare le passate dichiarazioni dell’ex segretario PD che fino a quest’estate sembrava in procinto di voler partire lui stesso al fronte, pur di conquistare il placet di Washington per la sua nomina.

A sciogliere la riserva sarà ovviamente Joe Biden. E dunque, in questa fase storica, apparire accanto a Zelensky mostrandosi in prima fila “sul campo antirusso” risponde quasi alla logica dei punti-patente.

 

 

 

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Alex Marquez
Alex Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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