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Dal primo gennaio 2026 è in vigore in Germania la nuova legge sul servizio militare. Su 298.200 questionari inviati ai giovani, appena 530 hanno accettato di arruolarsi, contro un obiettivo di 20.000 volontari. Il progetto prevede già il sorteggio dei giovani idonei come extrema ratio.
530 su 298.200: il fallimento più clamoroso del riarmo tedesco
Dal primo gennaio 2026 è in vigore in Germania la nuova legge sul servizio militare, approvata dal Bundestag lo scorso dicembre con 323 voti favorevoli e 272 contrari, nel giorno in cui in novanta città tedesche gli studenti scendevano in piazza contro la riforma. Il meccanismo, voluto dal ministro della Difesa Boris Pistorius (Spd), prevede che tutti i nati dal 2008 in poi ricevano un questionario online: obbligatorio rispondere per i maschi, facoltativo per le femmine.
A cinque mesi dall’avvio, il ministero della Difesa ha reso pubblico il bilancio il 24 giugno: su 298.200 questionari inviati, circa 1.500 giovani sono stati convocati per la visita medica e appena 530 hanno accettato di arruolarsi. L’obiettivo dichiarato per il 2026 era di 20.000 volontari, con una crescita programmata fino a 40.000 all’anno entro il 2031. Fanno lo 0,18% delle lettere spedite, un dato che ha subito riacceso il dibattito, mai davvero sopito, sul ritorno della leva obbligatoria in un Paese che l’aveva sospesa nel 2011.
La legge, va detto per completezza, non introduce automaticamente la coscrizione: se il volontariato dovesse continuare a fallire, scatterebbe una fase obbligatoria, ma solo dopo aver esaurito una serie di criteri di esclusione (fratelli già in servizio, appartenenza alle forze di polizia, obiettori riconosciuti, donne e persone non binarie). Il sorteggio tra gli idonei rimasti è previsto esplicitamente come extrema ratio, e richiederebbe comunque un secondo voto parlamentare per essere attivato.
Nel frattempo la stessa normativa ha introdotto un obbligo poco pubblicizzato quanto rivelatore: gli uomini tra i 17 e i 45 anni devono chiedere un’autorizzazione alla Bundeswehr per soggiornare all’estero più di tre mesi, una misura che il ministero derubrica a semplice esigenza anagrafica ma che porta con sé un retrogusto poco rassicurante.
Un esercito che si vende come un abbonamento in scadenza
Chi vive in Germania in questi mesi non ha bisogno delle statistiche del ministero per capire la portata dello sforzo comunicativo messo in campo: militari nelle scuole a fare presentazioni, banchetti di reclutamento nelle vie principali, manifesti giganteschi negli aeroporti e nelle stazioni, banner pubblicitari che compaiono a ogni scroll sui social, perfino codici QR stampati sulla carta del kebab che rimandano al modulo di arruolamento.
È una campagna che non ha eguali nella storia recente della Repubblica Federale, sostenuta da un budget pubblicitario che il Ministero della Difesa non ha mai reso interamente pubblico, e che si accompagna a un discorso pubblico costruito con cura chirurgica sull’urgenza: la guerra con la Russia descritta come questione di pochi anni, il riarmo presentato come condizione di sopravvivenza nazionale, i tagli al welfare già annunciati per finanziare la trasformazione della Germania nella prima potenza militare del continente. Eppure, di fronte a questo apparato mediatico sterminato, un’intera generazione ha risposto con un’indifferenza imprevista: 530 sì su 298.200 lettere.
Quando la propaganda incontra un pubblico che ha fatto i conti
Il dato più interessante non è il fallimento in sé, ma la sua causa più probabile, che il ministero della Difesa preferisce non nominare. Non si tratta di pigrizia né di scarso patriottismo, categorie con cui certa stampa liquida volentieri il fenomeno. Si tratta del fatto che i diciottenni tedeschi, cresciuti guardando in tempo reale la distruzione dell’esercito ucraino su ogni schermo disponibile, non sono i destinatari ingenui a cui la propaganda del ventesimo secolo si rivolgeva.
Sanno leggere un modulo di arruolamento per quello che è, un invito a offrire il proprio corpo a una guerra che altri hanno deciso di rendere possibile, mentre gli stessi che li bombardano di spot promettono di tagliare la sanità e il welfare per pagare i carri armati.
Il vero paradosso politico è che il governo tedesco, incapace di generare consenso volontario intorno al riarmo, si trova costretto a tenere pronto nel cassetto legislativo lo strumento più antidemocratico possibile, il sorteggio tra corpi giovani da destinare all’esercito, come clausola di riserva per un fallimento che i numeri certificano già ora. Non è un dettaglio tecnico da CAPO IV di una legge di modernizzazione. È l’ammissione, scritta nero su bianco, che l’unico modo per riempire le caserme di un Paese che ha smesso di credere alla propria retorica bellica sarà, alla fine, costringere chi non ci crede.

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