Non sono ignoranti: li avete resi ignoranti

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Il classismo con cui le élite spiegano il voto di protesta nasconde una responsabilità più profonda. Il neoliberismo ha trasformato la povertà in miseria antropologica, cancellando memoria, coscienza e identità sociale: un colonialismo interno senza eserciti.

Classismo? No, colonialismo

Il classismo che gronda da ogni sillaba di certi editoriali sul voto di protesta non è nemmeno la parte interessante del problema. È talmente scontato che basta chiudere gli occhi e immaginare la conversazione tipo tra i soliti opinionisti di lungo corso, quelli che dalle pagine dei grandi quotidiani spiegano da trent’anni al Paese perché ha sbagliato a votare, per sentirne già il tono compunto, la commiserazione travestita da preoccupazione civile, il disagio sociale ridotto a un problema di educazione sentimentale delle masse.

Repubblica, in questi giorni, sull’onda della vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt, ha offerto l’ennesimo saggio del genere. Ma soffermarsi sul classismo, per quanto fastidioso, significa fermarsi alla superficie di un errore molto più grave.

Il problema di queste analisi non è che partono da un dato falso. È che partono da un dato vero e ne rovesciano completamente il significato, sbagliando la diagnosi e di conseguenza ogni possibile rimedio. Perché è vero che il voto di rottura nasce sempre in condizioni di svantaggio. Ed è vero che uno dei mali profondi del nostro tempo è un’ignoranza diffusa, capillare, che rende omogenee larghe fasce di popolazione riducendone gli anticorpi critici. Il salto logico fatale arriva subito dopo, quando si rimuove la domanda più scomoda: da dove viene, questa ignoranza? Che tipo di ignoranza è?

Quella di cui parliamo oggi è un’ignoranza sistemica, prodotta a tavolino da un modello sociale che ha azzerato ogni differenza valoriale e culturale in nome di un egualitarismo astratto che, alla prova dei fatti, non ha valorizzato assolutamente nulla. Un contadino di cinquant’anni fa, un operaio degli anni Settanta, possedevano una presenza a se stessi, una coscienza del proprio posto nel mondo, che il piccolo lavoratore urbanizzato di oggi si è visto sottrarre pezzo per pezzo, senza nemmeno accorgersene, come si sottrae qualcosa a chi è troppo distratto dalla sopravvivenza quotidiana per difenderlo.

Il neoliberismo ha compiuto su questa gente la stessa operazione che il colonialismo ha compiuto sui popoli colonizzati: ha trasformato una condizione tecnica, la povertà, in una condizione antropologica, la miseria. Non si tratta più di avere poco. Si tratta di essere poco, di essere considerati poco, di essersi convinti, infine, di essere poco. È un colonialismo sociale interno, silenzioso, che non ha bisogno di eserciti perché gli basta la pedagogia del mercato e la retorica della meritocrazia per produrre gli stessi effetti: sudditi psicologici prima ancora che economici, popoli senza più memoria di sé, ridotti a categoria statistica da compatire nei salotti televisivi.

Se non si parte da qui, tutto il resto è aria fritta. È la solita fuffa gattopardesca di chi denuncia il sintomo per non dover mai nominare la causa, perché nominarla costringerebbe a guardare in faccia trent’anni di scelte economiche e culturali di cui gli stessi che oggi si stracciano le vesti sono stati, con entusiasmo, protagonisti o complici. Finché la diagnosi resterà sbagliata, anche il rimedio più sincero sarà una medici

 

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

 

Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (Kulturjam Edizioni), "Malagrazia" (Kulturjam edizioni).

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli