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Il vertice di Londra sull’Ucraina ha messo in luce un panorama di alleanze, contraddizioni e dichiarazioni spesso in contrasto tra loro, alimentando il dibattito sull’orientamento confuso e impotente dell’Europa di fronte alla guerra in corso.
La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha lanciato una proposta di massiccio riarmo europeo, dichiarando che l’Ucraina deve diventare un “porcospino d’acciaio” contro qualsiasi potenziale invasore. Un’affermazione che, se non fosse che si sta parlando di guerra e di distruzione, farebbe sorridere e andrebbe classificata come una buffonata a favore di telecamere.
Vertice di Londa: una “Coalizione di Volenterosi” per la pace, ma quale?
Von der Leyen ha delineato un piano ambizioso, incentrato su una “coalizione di volenterosi” che avrebbe l’obiettivo di garantire la sicurezza dell’Ucraina e di rafforzare il suo esercito.
L’Europa, secondo la Commissaria, deve riarmarsi rapidamente per far fronte non solo alla minaccia russa, ma anche per mantenere un equilibrio di potere globale. A tale scopo, presenterà il 6 marzo a Bruxelles un piano che prevede un massiccio incremento della produzione militare e degli investimenti in difesa.
Tuttavia, mentre le parole di von der Leyen risuonano di risolutezza apparente, il contesto interno all’Unione è inr ealtà sempre più frammentato, con Paesi come l’Ungheria che spingono per una diplomazia più morbida con Mosca.
Anche il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha lasciato la sua impronta al vertice, evocando l’idea di una “pace giusta” per l’Ucraina, ribadendo l’importanza dell’alleanza con gli Stati Uniti. Starmer ha sottolineato che, sebbene la Gran Bretagna sia pronta a sostenere militarmente Kiev, è essenziale che gli Stati Uniti rimangano al centro della diplomazia internazionale per risolvere il conflitto. La sua proposta include un accordo per permettere all’Ucraina di acquistare 5.000 missili per la difesa aerea, un passo che sembra più un segno di forza che una vera strategia di pacificazione.
Tuttavia, le dichiarazioni di Starmer sono smentite da loro stesse, nella lettura completa. La sua volontà di trovare una soluzione pacifica sembra contraddetta dalla sua stessa proposta di intensificare il supporto militare a Kiev, lasciando in sospeso la questione della sostenibilità a lungo termine di questa posizione. E soprattutto nella dichiarazione finale in cui sottolinea che tutto ciò necessita comunque del supporto attivo degli Stati Uniti.
Meloni e l’Alleanza Occidentale
Dal fronte italiano, la premier Giorgia Meloni si è mostrata particolarmente attenta a mantenere un’unità tra le potenze occidentali, evitando di dare spazio a divisioni interne. Sebbene simpatizzante di Trump, la Meloni ha ribadito l’importanza di non separare le forze dell’Occidente.
La sua posizione, purtroppo, non ha fornito un’indicazione chiara su quale dovrebbe essere il ruolo concreto dell’Italia nell’iniziativa europea, tranne un generico invito a “guardare alla politica estera con più profondità”.
Lavrov stronca l’Europa
Sul fronte russo, Sergej Lavrov ha criticato duramente le posizioni europee, in particolare quelle di Starmer e Macron, accusandoli di un approccio arrogante nei confronti di Mosca.
Ha inoltre bocciato l’idea di inviare forze di peacekeeping in Ucraina, sostenendo che tale mossa non farebbe altro che alimentare il conflitto. L
Il prossimo passo fondamentale sarà il Consiglio europeo straordinario del 6 marzo, dove si decideranno le linee guida per il futuro dell’Europa riguardo alla guerra in Ucraina.
Tuttavia, con paesi come Slovacchia e Ungheria che chiedono un cambio di rotta e un dialogo diretto con Mosca, l’Unione sembra essere a un bivio, divisa tra la necessità di unire le forze per la difesa dell’Ucraina e il desiderio di evitare ulteriori escalation che possano mettere a rischio la stabilità interna.

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