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USA, TikTok sarà considerato fuorilegge (anche) per coprire il genocidio in Palestina

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La Camera dei Rappresentanti degli USA ha approvato una legge che obbliga i proprietari di TikTok a vendere entro sei mesi la loro società, pena la chiusura. Il motivo formale è la sicurezza dei dati ma la vera questione è toccata da un terrificante articolo del Time: è colpa del malvagio TikTok se non ci lasciano massacrare in pace i palestinesi, perchè plagia le influenzabili menti dei nostri giovani e quindi va subito chiusa.

Gli USA si avviano a mettere fuorilegge TikTok (anche) per coprire il genocidio in Palestina

La Camera dei Rappresentanti degli USA ha approvato una legge che obbliga i proprietari di TikTok a vendere entro sei mesi la loro società, pena la chiusura. Ora manca solo il voto del Senato.

Negli Stati Uniti se ne parla da anni, del ban di TikTok, adducendo le scuse più fantasiose come quella della sicurezza dei dati. Se davvero quello fosse il punto, basterebbe obbligare tutte le piattaforme social a non raccogliere dati critici, ma ovviamente non si può fare, perchè FB, IG, Twitter e gli altri social di proprietà occidentale raccolgono i medesimi dati e vogliono continuare a farlo.

Il punto non è quali dati vengono raccolti, ma gli algoritmi che decidono cosa viene visto e cosa no e chiunque abbia a cuore la causa palestinese e abbia postato sui social occidentali contenuti relativi ad essa ha perfettamente chiaro il perchè.

Sui “nostri” social, infatti, vige una censura spaventosa: gli account che postano cose sgradite vengono limitati o sospesi, i contenuti non vengono fatti circolare e lo shadowban è evidentissimo. Basta vedere il rapporto tra like e copertura per capire che c’è qualcosa che non va: se prima sui miei post il rapporto tra condivisioni e like era di uno a dieci, ora è spesso di uno a uno: i miei post vengono visti da una cerchia ristrettissima e sempre uguale.

Questa censura non ostentata è una potente forma di controllo, perchè dà l’apparenza della libertà ma di fatto la stronca facendo credere alle persone che i contenuti non circolano in quanto poco interessanti. Però la tecnica funziona solo se viene portata avanti da tutti, ed è qui che spunta il problema TikTok.

Nella foto qui sopra si vede la popolarità degli hashtags su TikTok riguardo al massacro di Gaza: l’unico tag filoisraeliano (quello blu) è penultimo, totalmente sovrastato dagli hashtag pro-palestinesi. Un terrificante articolo su Time lo dice esplicitamente: è colpa del malvagio TikTok se non ci lasciano massacrare in pace i palestinesi, perchè secondo l’autore quella piattaforma plagia malignamente le influenzabili menti dei nostri giovani e quindi va subito chiusa.

Un fatto è comunque certo: TikTok o non TikTok, Israele sta perdendo la guerra della propaganda in cui è sempre stato maestro indiscusso. Nella foto qui sotto, tratta da un recente sondaggio Gallup, si vede non solo che la popolarità di Israele è in calo su tutte le fasce di età ma è addirittura in caduta libera tra i più giovani: in un anno, nella fascia 18-34 anni, coloro che vedono con favore Israele sono crollati dal 64% al 38%, ovvero quasi dimezzati. Un tracollo senza precedenti.

Io personalmente non credo che basterà chiudere TikTok per sopire le proteste contro i crimini dell’Occidente, ma quello che sta succedendo dovrebbe essere un campanello di allarme perchè mostra che le “democrazie” sono disposte a qualsiasi cosa pur di garantire ai potenti il conseguimento dei loro obiettivi.

Negli USA (e anche in Italia,) i più giovani sono gli unici che stanno mettendo in difficoltà lo strapotere militare ed economico, ma si moltiplicano le voci di chi parla di “guerra inevitabile”. Non mi stupirei se tra gli psicopatici che detengono enormi quantità di potere ce ne fossero molti che auspicano di stroncare l’opposizione alle loro azioni assassine non solo chiudendo TikTok, ma mandando al macello un’intera generazione.

* Per gentile concessione di alessandroferrettiblog

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Alessandro Ferretti
Alessandro Ferretti
Researcher presso Università degli Studi di Torino. Associate presso CERN

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