Unanimismo atlan­tista: l’Emilia (ex rossa) lancia la nuova frontiera del pensiero unico

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La delibera dell’Emilia-Romagna contro la “disinformazione russa” rivela la nuova convergenza tra destra e sinistra nel segno dell’atlantismo più rigido. Un unanimismo “marrone” che svuota ogni conflitto politico e lascia solo una fragile democrazia liberal-bellicista.

L’Emilia marrone: l’unanimismo che cancella la politica

– Fausto Anderlini*

Altro che “rosso-bruni”! Tornasse in vita Togliatti dovrebbe aggiornare il senso e il titolo del celeberrimo volumetto in “Politica nazionale ed Emilia marrone”. Marrone come l’escremento organico e come l’immediata mescidanza del rosso e del nero. Con un sottotitolo: “Come cucinare il fricandò”.

Si deve all’insonne vigilanza di Lanfranco Turci la segnalazione di una marronata passata quasi inosservata ma che racchiude davvero il senso premonitore della più generale vicenda politica che ci riguarda. Ancora l’Emilia come punto focale, seppure quasi clandestino e in falsetto, della politica nazionale.

Accade dunque che nel Consiglio regionale del 9 novembre votino tutti assieme, nessuno escluso, dai 5 Stelle a FdI, con al centro il fiero Pd di lotta e di governo, schleineiano e picerniano, bersaniano e calendiano, taruffiano e bonaciniano, sempre prodiano, una risoluzione che impegna l’assemblea e la giunta a fronteggiare la “guerra ibrida” a base di falsità e disinformazione ingaggiata dalla Russia contro l’Europa e, a detta dei sottoscrittori, contro l’Emilia-Romagna, nella quale si sarebbero tenute — accompagnate da sciami di droni — ben 27 riunioni filoputiniane in spregio al regolamento UE 2022/350.

Il documento, scritto in pompa arida secondo il burocratese di prammatica, ma anche con i piedi per via di diverse sgrammaticature, è un florilegio di falsità sin dall’incipit, dove si avvallano come assiomi tutti i luoghi propagandistici del noto binomio aggressore/aggredito. Prosegue poi con un impressionante inanellamento di banalità, truismi ed evidenti contraddizioni, frutti dei dosaggi e degli ipocriti bilanciamenti che accompagnano normalmente le deliberazioni che aspirano all’unanimismo.

Si pretende di combattere la propaganda con una propaganda ancor più sfacciata e autosupponente; così come si vuole esercitare la censura (sino al perseguimento legale) mentre si propugna la libertà di espressione.

La Russia è indicata come male assoluto mentre si invoca rispetto per le opere d’ingegno artistico russe. Cioè: si può suonare Čajkovskij, Borodin, Musorgskij o Šostakovič, ma solo a patto di escludere gli esecutori russi, a meno di una pubblica abiura. Seguendo una prassi odiosa ormai consolidata nello stesso capoluogo bolognese. Si elogia l’allineamento dell’Italia ai “volenterosi”, con l’Ucraina “sino alla vittoria”, però richiamando la necessità di un maggiore attivismo negoziale dell’Europa…

Un oscurantismo all’acqua di rose, un bellicismo ecumenico che rasenta la banalità dell’idiotismo… ma non è su questo che voglio indugiare (chi vuole ammorbarsi lo spirito può leggersi tutta la delibera). Molto più interessante il siparietto offerto dal dibattito in aula, dove, fra finte schermaglie (il Pd che accusa FdI di essere troppo indulgente con Trump, FdI che accusa il Pd di un certo permissivismo verso le formazioni marx-leniniste…), si evince un generale e compiaciuto appeasement. Convergenze più che parallele.

L’avvicinamento euro-occidentalista dell’autodefinentesi sinistra con la destra — suffragato da deliberazioni europee ormai innumerevoli e non a caso celebrato dai columnist mainstream come segno di “maturità democratica” — rende evidente il superamento di fatto di ogni altra frattura (sociale e istituzionale) e riduce il cleavage fascismo/antifascismo a mera fiction. Wrestling per allocchi, come dice Marcella Mauthe.

Del resto, logicamente conseguente: se la disputa esistenziale è fra Occidente e Oriente, fra Nord e Sud, fra una democrazia e un’autocrazia, tutte le fratture interne della storia europea recedono fino ad appiattirsi. Se il nemico assoluto è la Russia, ultima metamorfosi del socialismo reale sconfitto, ogni altra differenziazione diventa secondaria. La logica amico/nemico non ammette eccezioni, se non di tonalità.

È il rovesciamento delle condizioni progressive sancite dal risultato della Seconda guerra mondiale. Il connubio liberal-fascista ammorbante democrazie sempre più fragili e contraddittorie, dove solo il comunismo — non più il nazifascismo — satura il luogo della damnatio memoriae.

Nella claudicante imbecillità di una classe politica di beoti, la deliberazione del Consiglio emiliano (una vergogna delittuosa inconcepibile per la fu Emilia rossa) rende evidente questa convergenza e, al tempo stesso, la contraddizione in cui è avviluppata la politica nazionale. Esiste di fatto una unità nazionale che accomuna quasi per intero le forze politiche, ma ancora manca una formula politica che la incardini, perdurando — dopo il fallimento del governo Draghi-Mattarella — la fiction di uno zoppo bipolarismo di facciata alimentato da conflitti di secondaria rilevanza. Ancora non si vede il vero federatore capace di unire, come deus ex machina, le sparse ed esangui membra del sistema politico, dando al liberal-fascismo una forma di governo coerente. Sebbene il percorso sembri segnato.

* Da una riflessione social di Fausto Anderlini

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