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sabato 22 Gennaio 2022
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Thyssen, 14 anni fa il rogo. I parenti delle vittime: “Ci sentiamo presi in giro dallo Stato”

La notte tra il 5 e il 6 dicembre del 2007, sette operai morirono nel rogo scoppiato all’acciaieria ThyssenKrupp di Torino. Era passata da pochi minuti l’una quando le fiamme inghiottirono l’intero capannone della Linea 5. Al suo interno lavoravano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino, Antonio Schiavone e Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto al rogo.

Thyssen, 14 anni fa il rogo: il dolore immutato dei familiari

Quattordici anni dopo, il dolore per la perdita si rinnova nella celebrazione avvenuta per il trasferimento delle salme delle sette vittime all’interno del mausoleo realizzato al cimitero Monumentale di Torino in loro memoria e per tutti i morti sul lavoro.

Ma per i parenti delle vittime è ancora troppo forte il dolore e la rabbia. Perché non è stata fatta giustizia.

“Ci sentiamo presi in giro, traditi da uno Stato di cui non ci fidiamo più, – dice la madre di Giuseppe Demasi. – La nostra tragedia è stata dimenticata, ma noi non possiamo dimenticare: lo Stato deve intervenire affinché gli infimi personaggi che non hanno mai chiesto perdono, e sono sfuggiti alle loro responsabilità, siano puniti”.

Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i due manager di Thyssenkrupp, giudicati corresponsabili dell’incendio sono stati condannati a 5 anni di carcere per omicidio e incendio colposo , ovvero il massimo della pena prevista in Germania per l’omicidio colposo ma nel giugno del 2020 la procura tedesca di Essen ha autorizzato il regime di semilibertà mentre i due manager non erano ancora stati arrestati. Sono entrati in carcere nelle settimane successive e, secondo quanto scriveva Repubblica in quel periodo, risultava che entrambi fossero ancora impiegati alla Thyssen.

Oggi stiamo rifacendo il funerale a lui e ai suoi compagni e gli assassini sono liberi“, ha commentato Laura Rodinò, sorella di Rosario, durante la commemorazione al mausoleo. “Sono passati 14 anni questa è la giustizia in Italia? Vogliamo un appuntamento con chi oggi ci governa, perché questa storia deve finire. Noi abbiamo diritto ad avere giustizia, mio fratello ha tutto il diritto di essere in qualche modo riscattato“.

 

 

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