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Il futuro del Campo Largo si gioca su un’agenda che considera intoccabili riarmo europeo, vincoli atlantici e disciplina economica. Le differenze tra gli alleati si restringono, mentre le questioni sociali e il conflitto politico cedono il passo alla continuità dell’attuale assetto.
Draghi, Mattarella, Schlein, Fratoianni. Questo è il Campo Largo della guerra
Quindi l’alleanza con il partito architrave del sistema istituzionale, da sempre prigioniero di Bruxelles e della Nato, mostra le prime crepe. Nonostante la volenterosa attività dei pontieri più entusiasti, che di certo sposteranno l’asse della coalizione a sinistra della sinistra facendo del Partito democratico il nuovo aggregato spartachista, Draghi e Mattarella dettano a gran voce la linea.
Le implicazioni politiche dei vincoli esterni non possono essere messe in discussione. Guerra e austerità economica non sono oggetto di dispute, incarnano l’Agenda. Al massimo, grazie alla cultura libertaria e individualista di quel grande partito radicale di massa che è diventata la sinistra, gli anni di governo che verranno, se verranno, potranno essere passati a trastullarsi con qualche congedino parentale o con un ammodernato DDL Zan.
Le due destre, quella tecno-conservatrice e quella tecno-progressista, potranno continuare indisturbate a reggere le fila dell’avanspettacolo politico dove gli accessi sono minuziosamente selezionati. A questo proposito occorre definitivamente disinnescare i 5Stelle con i loro proclami antisistema. I giornaloni dei pensatori più sapienti, all’unisono, come solo loro sanno fare, consigliano cautela, invitano alla prudenza. Le primarie sono divisive. Prima ci si unisca sul programma dettato da Draghi e Kallas, e poi si scelga l’esecutore. Solo in quel caso tutti dovranno giurare fedeltà.
Neanche la forza di ribattere con qualcosa di sinistra. La sorridente Elly, nel ribadire la cieca volontà di armare l’Europa fino alla vittoria, non è riuscita a impiastricciare neanche una risposta appropriata con, che ne so, una nuova legge sulle rappresentanze sindacali, tanto per allargare gli istituti della democrazia popolare. No, si continua con l’allegria indomita portata dal minimalismo politico che sa occuparsi esclusivamente di disagi personali e di civismo liberale.
In soccorso del sinistrismo educato e guerrafondaio della buona società democratica, arriva puntuale la sua appendice giovanilista. Anche Fratoianni appare stizzito dalle accelerazioni sovversive di Conte. Tutto deve essere riportato alla tranquillità tipica del buon padre di famiglia illuminato, tutto birrette e antifascismo, sempre pronto a indignarsi per l’ignoranza dei cafoni e sempre tranquillizzato dall’operosità reazionaria della società civile; lì dove si guarda con ammirazione alla tenuta delle liberaldemocrazie e alla continuità dei seggi parlamentari.

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