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mercoledì 19 Gennaio 2022
AgoràPasolini contro Pasolini: mi sto adattando alla degradazione e accettando l’inaccettabile

Pasolini contro Pasolini: mi sto adattando alla degradazione e accettando l’inaccettabile

Lo scrittore e regista friulano, in occasione delle elezioni politiche del 15 giugno 1975, scrisse una breve nota contro la sua Trilogia della vita. Il perchè di Pasolini contro Pasolini.

L’abiura: Pasolini contro Pasolini

Tra il 1970 e il 1974 Pasolini girò tre film su tre grandi classici della letteratura mondiale: il Decameron di Boccaccio, I racconti di Canterbury di Chaucer e Le Mille e una notte.

L’intenzione che accomunava questi lavori era di mostrare una realtà antitetica a quella moderna occidentale, a partire dalla sfera della sessualità.

Il mondo medievale veniva rappresentato da Pasolini attraverso la sensualità dei corpi, la passione, il divertimento, il piacere erotico, l’astuzia, la giocosità , tutte cose che, nella visione del poeta e regista friulano, erano state sostituite nel moderno mondo occidentale da una falsa “libertà sessuale” perché svuotata di gioia.

Tutti e tre i film, e in particolare Il fiore delle Mille e una notte, ebbero un grande successo di pubblico.

Ma ecco che l’inquieto scrittore, nel suo continuo impulso al rinnovamento, in occasione delle elezioni politiche del 15 giugno 1975 scrisse una breve nota “contro” la Trilogia della vita, che venne pubblicata qualche giorno dopo la sua morte dal Corriere della Sera per poi essere raccolta nel volume di saggi intitolato Lettere luterane, pubblicato da Garzanti nel 1976.

Pasolini contro Pasolini: mi sto adattando alla degradazione e accettando l’inaccettabile

Perchè l’abiura della Trilogia della vita?

In Pasolini l’abiura non fu semplicemente un artificio retorico, un escamotage per la continua ricerca della polemica (e delle copertine), perfino con se stesso, bensì una risorsa espressiva fondante, strutturale.

La ritrattazione rimandava all’universo interiore di Pasolini, fatto di continue ricerche, ragionamenti, spinte in avanti, ma anche battaglie di retroguardia, in cui la forma, la maniera, la sua poetica, erano in uno stato perenne di rivolgimento.

Dunque arrivare alla sconfessione della Trilogia della Vita era il mezzo di un rinnovamento, anche violento, che portò infatti Pasolini sul sentiero di Salò (o le 120 Giornate di Sodoma), una delle esperienze più sconvolgenti della storia cinematografica mondiale.

Attraverso l’abiura Pasolini ripensava costantementese stesso e sublimava una tensione ideale alla rinascita. A spiegarlo sono le sue stesse parole.

Pasolini contro Pasolini: mi sto adattando alla degradazione e accettando l’inaccettabile

Abiura alla trilogia della vita, 15 giugno 1975.

Io penso che, prima, non si debba mai, in nessun caso, temere la strumentalizzazione da parte del potere e della sua cultura. Bisogna comportarsi come se questa eventualità pericolosa non esistesse. Ciò che conta è anzitutto la sincerità e la necessità di ciò che si deve dire. Non bisogna tradirla in nessun modo, e tanto meno tacendo diplomaticamente, per partito preso.

Ma penso anche che, dopo, bisogna saper rendersi conto di quanto si è stati strumentalizzati, eventualmente, dal potere integrante. E allora se la propria sincerità o necessità sono state asservite e manipolate, io penso che si debba avere addirittura il coraggio di abiurarvi.

Io abiuro dalla Trilogia della vita, benché non mi penta di averla fatta. Non posso infatti negare la sincerità e la necessità che mi hanno spinto alla rappresentazione dei corpi e del loro simbolo culminante, il sesso.

Però, a coloro che criticavano, dispiaciuti o sprezzanti, la Trilogia della vita, non venga in mente di pensare che la mia abiura conduca ai loro «doveri».

Insomma, è ora di affrontare il problema: a cosa mi conduce l’abiura dalla Trilogia?

Mi conduce all’adattamento.

Dunque io mi sto adattando alla degradazione e sto accettando l’inaccettabile. Manovro per risistemare la mia vita. Sto dimenticando com’erano prima le cose. Le amate facce di ieri cominciano a ingiallire. Mi è davanti, pian piano senza più alternative, il presente. 

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