La ministra del Turismo, Daniela Santanchè, con un riferimento alla sua esperienza imprenditoriale risponde così, dal palco dell’assemblea di Confesercenti, ad una domanda sulle concessioni balneari: “Assegnare le spiagge ai privati ora piene di tossicodipendenti e rifiuti. Fare delle gare che consentano a chi fa questo lavoro di continuare a farlo”.
Santanchè vorrebbe privatizzare le spiagge libere
Il problema in Italia è che non ci sono quasi più spiagge libere. Ci voleva davvero la faccia tosta della Santanchè per fare una proposta oscena come quella di privatizzare le poche rimaste nel nostro paese.
Ci sono poche spiagge libere perchè la pressione affaristico-clientelare è quella a moltiplicare le concessioni ai privati che solo da noi sono eterne, rinnovabili all’infinito.
Nel nostro paese ci sono 12.166 concessioni private che occupano gran parte della costa balneabile e in alcune regioni superano il 70%, nei comuni più appetibili anche il 90.
Compito di tenere pulite e sorvegliate le spiagge libere è dei comuni.
Se non bastano le risorse si facciano pagare di più le concessioni a chi ne trae profitto magari tenendo anche conto che vi sono differenze tra concessioni iper-redditizie come quella della ministra e realtà in zone più popolari.
È doveroso mobilitarsi per fermare l’assalto alle poche spiagge libere rimaste nel nostro paese. Bisogna contrastare anche i suggerimenti o le proposte ‘indirette’ come quelle della ministra Santanchè. Bisogna unire tutti i movimenti, i comitati e le associazioni intorno alla difesa delle spiagge come bene comune.
Santanchè rappresenta la parte peggiore della categoria dei balneatori. La sua è la visione di una lobby che pensa di poter continuare a cementificare, recintare, oscurare la vista mare per migliaia di chilometri di costa grazie alla complicità di una politica che non ha il coraggio di difendere gli interessi collettivi e i beni comuni con una seria pianificazione e programmazione.
Giù le mani dalle spiagge libere! La spiaggia è di tutti!

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