Robecchi: “Le annose questioni della democrazia, dell’opposizione e della protesta sociale: il “popolo” va bene se annuisce, ma guai se diventa “folla”, o anche solo sondaggio.”
Alessandro Robecchi e l’opinione pubblica “poco lucida”
Il giornalista e scrittore Alessandro Robecchi, dalle pagine del F.Q., ha commentato la dicotomia con la quale si giudicano le imponenti manifestazioni popolari che hanno attraversato le piazze di Parigi come quelle di Tel Aviv, aspramente criticate quando non seguono le linee governiste.
Ha scritto Robecchi: “Soltanto qualche anno fa sarebbe stato impensabile in una democrazia per un politico – un ministro, un uomo di Stato – attaccare frontalmente l’opinione pubblica. Si preferiva lisciarle il pelo, o perlomeno tenerne conto, e anche la Storia in qualche modo lo faceva: la guerra del Vietnam, per fare un esempio, fu persa in casa, in America, per la crescente ostilità degli americani a mandare i loro figli a morire in una giungla lontana.”
Il riferimento è al leader francese, che viene citato puntualmente: “Strabilia sentire Emmanuel Macron dire che “La folla non ha legittimità di fronte al popolo che si esprime attraverso i suoi eletti”. Una nuance filosofica, molto furbetta, che serve a dividere i francesi che protestano in piazza (cattivi), dal potere, emanazione del popolo (buono). Una specie di “il popolo c’est moi” che strappa un sorriso, specie nel Paese della ghigliottina.”
Ma il problema è – ovviamente anche italiano – e qui sono due i riferimenti per il giornalista. il primo è il ministro degli interni, Piantedosi: “Anche per lui l’opinione pubblica è un problema: quella italiana sarebbe troppo incline all’accoglienza dei migranti e questo farebbe da pull-factor per i barconi di disperati. Certo, con un popolo fatto tutto di Traini, lo stragista di Macerata che se ne andava per la città sparacchiando ai neri, forse Piantedosi avrebbe un compito più facile, ma è evidente che il suo prendersela con gli italiani –troppo buoni (mah! ndr) – non è altro che depistare l’attenzione dall’incapacità del governo.”
L’altro riguarda la giornalista Francesca Mannocchi, caso social della settimana, dopo le parole pronunciate durante un intervista con Formigli a Piazza Pulita, in cui ha parlato di popolo “poco lucido” nel giudicare la guerra. Commenta Robecchi: “Quindi i lucidi decisori continuano a spedire armi sempre più letali in zona di guerra, mentre l’opinione pubblica, che lucida non è, si ostina a rimanere contraria nonostante le pressioni di chi dovrebbe informarla, e che sta al novantanove per cento dalla parte dei “lucidi”. Che frustrazione!”
L’altro lato della medaglia, conclude il giornalista, è il caso delle manifestazioni contro Netanyahu: “Se a Gerusalemme e Tel Aviv grandi manifestazioni popolari evitano che il governo di Israele porti la magistratura ad obbedire alla politica, ecco i toni di trionfo, e il testacoda: lì sono “lucidi” i manifestanti, e non il governo, colpo di scena, perché preme molto dire di quanto sia democratico Israele, nonostante l’apartheid.”
E dunque, la morale di Robecchi: “Ed ecco così sistemate le annose questioni della democrazia, dell’opposizione e della protesta sociale: il “popolo” va bene se annuisce, ma guai se diventa “folla”, o anche solo (come qui) sondaggio.”

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