Francesca Mannocchi, nuovo santino della sinistra lasettiana, incoronata a livello mediatico dalla palestra di Propaganda live, raffigura plasticamente il problema dell’informazione emozionale che punta all’emotività dello spettatore ma non informa: è un racconto a tesi.
Francesca Mannocchi e quel “popolo poco lucido”
Parto da una considerazione personale: all’incirca un anno fa, nel pieno della deflagrazione della crisi ucraina, mi ritrovavo sommerso da critiche nella mia bolla social, anche da persone che stimo, per aver parlato dell’errore di creare “santini” in tematiche delicate, che non sono altro che scorciatoie per evitare la fatica dell’affrontare la complessità della realtà.
“Il santino” è un rifugio: tizio ha detto così, com’è bravo tizio, condivido quello che dice tizio, etc etc.
Nel caso specifico avevo fatto l’esempio di Francesca Mannocchi, nuovo santino della sinistra lasettiana, incoronata a livello mediatico dalla palestra di Propaganda live.
Il punto che sottoponevo a critica non era riferito ovviamente alla persona Mannocchi, che non conosco, ovviamente, ma all’approccio all’informazione che proponeva\propone, nei suoi reportage dall’Ucraina, ovvero di quella tipologia che definiamo “informazione emozionale“, con i i topos che si ripetono sempre identici di conflitto in conflitto, (le parole chiave “ospedali”, “scuole” ,”bambini”, “vecchi che raccontano”, c’è sempre un “pianista” che suona tra le macerie) e che punta al cuore degli spettatori ma finisce per informare pochissimo.
Questo perchè la costruzione del racconto si basa su una selezione di materiali, resoconti, punti di vista, che sono selezionati a monte. É un racconto a tesi, una scelta editoriale.
Non lo dico come chiacchiera da bar, ma per prassi conosciuta e conoscenza diretta.
C’è un altro reporter che è stato in Ucraina, e nel Donbass, diverse volte in questi anni, Roberto D. (non metto il nome per esteso, se vorrà lo aggiungo), e che collabora spesso con LA7, la quale, metodicamente, sceglie il materiale che le interessa e scarta tutto il resto che – guarda caso- riguarda quasi sempre una narrazione dei fatti diversa da quella terra martoriata.
Con quel materiale scartato abbiamo organizzato un incontro pubblico mesi fa, mostrando tutto quello che i media non vogliono si veda da noi – che abbiamo un opinione pubblica già contraria di suo alle scelte della nostra classe dirigente in questo conflitto – e che lo sarebbero ancora di più se avessero altri elementi di riflessione.
Ed ecco che, un anno dopo, la questione è sempre li, plasticamente raffigurata proprio da Mannocchi che, ospite a Piazza Pulita, ha inanellato una serie di uscite talmente bizzarre – tanto da provocare anche la reazione di Formigli, che fino ad ora tutto si può dire tranne che abbia manifestato idee “putiniane”, come direbbero gli intelligenti guerrafondai da divano che impazzano da un anno e che anche in queste ore hanno spostato il contenuto della polemica non sulle parole della giornalista ma su una vignetta pubblicata dal F.Q.
Ma cosa ha detto Francesca Mannocchi? In estrema sintesi:
– Che i governi devono decidere sulla guerra senza farsi condizionare da un’opinione pubblica poco lucida e contraria ad essa.
– Che l’uranio impoverito non porterá a un’escalation
– che l’Armageddon non ci sarà perché finora non c’é stato
– che i crimini di guerra occidentali degli ultimi 20 anni non sono perseguiti essendo fatti storici.
Siamo poco lucidi?
Dovrebbe essere compito dei giornalisti portare la luce dove non c’è chiarezza ed evidentemente, se non riesci a convincere le persone, probabilmente, sbagli qualcosa.
Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
Leggi anche
- I 5 modi per sbarcare in Italia senza irritare Piantedosi
- Schlein e la vittoria dei creativi: il progressismo hollywoodiano
- Nuovi equilibri: piccola apologia del mondo multipolare
- Silenzio imbarazzante di governo e media sui giornalisti italiani bloccati a Kiev
- La Cina e il socialismo di mercato, un connubio caratteristico della sua storia
- Ricordando Francesco Di Giacomo
- Oltre il caso Roald Dahl e la cultura woke: neobigottismo liberal
- Dialoghi della coscienza: l’intensità magica del silenzio e la necessità di una poesia intima
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult
- Cartoline da Salò, nel vortice del presente














