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C’è confusione tra Aleviti turchi, Alauiti siriani e altri gruppi sciiti. Gli Aleviti di Dersim, perseguitati da Erdogan, sono distinti dagli Alauiti siriani, sebbene entrambi derivino dalla shi’a.
Aleviti, Alewiti, Alauiti e Aleuiti
Grande è la confusione degli “esperti” sotto il Cielo, come direbbe Mao. Si fa una gran confusione, parlando di Siria, tra Aleviti, Alewiti, Alauiti, Aleuiti come se fossero definizioni etnico-religiose intercambiabili, cioè tutti la stessa cosa scritta diversamente.
Allora sappiate che gli Aleviti originari della montuosa zona di Dersim (Anatolia orientale) sono turchi e anche kurdi, almeno 15 milioni, per tradizione kemalisti, storicamente perseguitati come minoranza e oggi perseguitati dal partito di Erdogan.
Condannano il nazionalismo sunnita come intollerante e settario, reazionario, bigotto, fanatico e antidemocratico, hanno tradizioni ben caratterizzate, le loro moschee si chiamano Cemevi (casa assembleare) e non Camii. Nel 1970 sono stati riconosciuti come sciiti dall’ayatollah Khomeini.
Gli Alauiti siriani di cui oggi si parla non hanno praticamente niente in comune con gli Aleviti, se non una lontana parentela islamica e sono di molto inferiori per numero.
La cosa che accomuna vari popoli, cioè i Drusi, gli Yarsa, gli Alauiti della Siria e gli Aleviti della Turchia, è che derivano da quel gruppo appartenente alla shi’a che decise di seguire Alì -cugino e genero del Profeta- creando una corrente all’interno dell’Islam considerata “deviante”.
Per tutti costoro come per gli altri gruppi sciiti, è sempre attuale la messa in discussione della loro appartenenza alla comunità musulmana perché i rituali e alcuni precetti si discostano da quelli considerati obbligatori da ogni fedele sunnita.
Seyit Riza
Nella foto di copertina è immortalato Seyit Riza, leader del movimento di liberazione curdo e alevita, che guidò la rivolta di Dersim negli anni 1937-38, condannato a morte dopo un processo farsa. L’esecuzione avvenne in una piazza vuota: nessuno, oltre il giustiziere giunto da Ankara e i membri della corte, era presente. Riza si strinse la corda al collo, spinse la panca e si impiccò da solo.

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