Mosca cambia le regole: stop agli avvisi, Kiev diventa il bersaglio permanente

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La Russia annuncia attacchi sistematici contro infrastrutture militari e centri decisionali a Kiev, accusando la NATO di partecipazione diretta. Il messaggio sembra rivolto a Washington e agli specialisti occidentali presenti in Ucraina: d’ora in poi meno avvisi e più azione.

Mosca cambia le regole: basta avvisare la NATO*

Permane una certa confusione nell’interpretazione delle dichiarazioni diffuse dal Ministero degli Esteri della Federazione Russa, guidato da Sergej Lavrov, nelle quali Mosca annuncia per il prossimo futuro una campagna di attacchi “regolari e sistematici” contro infrastrutture dell’industria militare ucraina situate a Kiev, comprese quelle dedicate alla progettazione, produzione, programmazione e gestione operativa dei droni. Nello stesso comunicato viene ribadito che tali attività si svolgerebbero con il supporto di specialisti della NATO, ai quali vengono attribuiti la fornitura di componenti, l’attività di ricognizione e la trasmissione di dati per l’individuazione degli obiettivi.

Secondo la nota, i futuri attacchi interesseranno anche centri decisionali e posti di comando. Poiché molte di queste strutture sono distribuite all’interno dell’area urbana della capitale ucraina, il ministero conclude invitando la popolazione civile, compreso il personale diplomatico e quello delle organizzazioni internazionali, a mantenersi distante dalle zone interessate.

Alla luce del testo pubblicato, non sembra emergere alcun annuncio di rappresaglie indiscriminate né la prospettiva di una distruzione generalizzata di Kiev, come invece alcune letture particolarmente enfatiche, sia in ambienti filorussi sia in ambienti filoucraini, hanno suggerito. Piuttosto, il comunicato appare come una comunicazione operativa contenente alcuni messaggi specifici.

Il primo destinatario sembra essere Washington. In questo senso assume rilievo anche la conversazione telefonica intercorsa nella stessa giornata tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il segretario di Stato statunitense Marco Rubio. Oltre alla richiesta di trasmettere un messaggio dal contenuto non reso pubblico al presidente Donald Trump e al definitivo accantonamento di quello che alcuni osservatori avevano definito “spirito di Anchorage”, il colloquio potrebbe aver avuto la funzione di chiarire un cambiamento nelle procedure di comunicazione preventiva tra le due maggiori potenze nucleari.

Finora, infatti, alcuni preavvisi relativi a operazioni particolarmente sensibili avevano lo scopo di evitare equivoci strategici, soprattutto nel caso dell’impiego di sistemi d’arma avanzati come l’Oreshnik. Mosca sembrerebbe ora segnalare che tali avvertimenti non saranno più forniti, pur continuando a precisare che le operazioni non sarebbero dirette contro gli Stati Uniti o contro la NATO. In sostanza, l’amministrazione Trump sarebbe stata informata dell’intenzione russa di proseguire gli attacchi, ma senza ricevere indicazioni preventive sui tempi o sulle modalità delle operazioni, informazioni che dovrà eventualmente acquisire autonomamente attraverso satelliti, ricognizione e altre risorse di intelligence.

Un secondo messaggio sembra invece rivolto ai tecnici e agli specialisti occidentali presenti in Ucraina. Se, come sostiene Mosca, tali figure operano all’interno delle infrastrutture che verranno considerate obiettivi militari, il comunicato può essere interpretato come un invito ad allontanarsi da quelle strutture prima che vengano colpite. Non si tratterebbe tanto di un avvertimento rivolto al personale militare, già consapevole dei rischi connessi al conflitto, quanto piuttosto a personale civile o tecnico che opera in contesti legati alla produzione e alla gestione di sistemi militari.

Esiste poi un’ulteriore interpretazione possibile. Da anni numerosi media occidentali e ucraini descrivono la diffusione in Ucraina di una rete di piccole officine, laboratori e microimprese impegnate nell’assemblaggio di droni in appartamenti, garage e strutture civili. Se queste attività sono considerate parte integrante dello sforzo bellico, l’invito rivolto alla popolazione a non avvicinarsi alle installazioni militari potrebbe lasciare intendere un ampliamento della definizione stessa di “obiettivo militare”. In altre parole, strutture finora percepite come periferiche o semi-civili potrebbero essere ricondotte a una categoria più ampia di infrastrutture coinvolte nella produzione bellica.

Naturalmente questa rimane un’ipotesi interpretativa e non una conclusione certa. Tuttavia, il linguaggio utilizzato dal Ministero degli Esteri russo guidato da Sergej Lavrov sembra suggerire che Mosca intenda ridefinire, almeno in parte, il perimetro degli obiettivi considerati legittimi nell’ambito della propria campagna militare, con possibili implicazioni rilevanti sia per gli operatori stranieri presenti nel Paese sia per le attività industriali e logistiche collegate alla produzione di droni.

Più che una minaccia apocalittica contro Kiev, il comunicato sembra dunque configurarsi come un avvertimento politico-militare rivolto contemporaneamente a Washington, alla NATO e a quanti, civili o tecnici, operano nelle strutture che la Russia considera parte integrante dello sforzo bellico ucraino.

* Analisi e commento dalle riflessioni di Francesco dall’Aglio.

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