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Meloni abbandona chi cura: 400 euro (e basta) per i caregiver

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La legge Meloni sui caregiver promette 400 euro dal 2027, con requisiti impossibili e tagli nel 2026. Il lavoro di cura resta ignorato, i familiari esclusi, il welfare latita: un contentino simbolico che umilia chi assiste 13 ore al giorno.

Meloni e il sogno del caregiver invisibile

Il Governo Meloni ha deciso di accendere i riflettori sui caregiver familiari, ma la luce sembra più un faro spento che un aiuto concreto. Il nuovo disegno di legge promette sostegni economici, ma in realtà consegna un contributo minimo, irraggiungibile e procrastinato: fino a 400 euro al mese, e solo a partire dal 2027.

Una cifra che, per chi trascorre tredici ore al giorno assistendo un parente, equivale a un insulto mascherato da “tutela”. Nel frattempo, il 2026 sarà un anno di vuoto: soldi scarsi e piattaforma Inps incapace di erogare il minimo indispensabile. Il messaggio è chiaro: chi cura, per lo Stato, resta invisibile.

Abbiamo ascoltato decine di testimonianze di caregiver. Le loro richieste sono semplici: un disegno di legge che preveda servizi reali, accessibili e completi, senza requisiti capestro e senza condizioni che escludano la stragrande maggioranza dei casi.

La realtà del provvedimento Meloni, invece, disegna criteri impossibili: 91 ore settimanali di assistenza (tredici ore al giorno, sette giorni su sette), un ISEE massimo di 15 mila euro e un reddito annuo inferiore a 3 mila euro. Chi rientra in queste maglie? Pochissimi.

Chiunque lavori, o abbia già sostenuto costi minimi, è escluso. E chi si trova costretto a lasciare il lavoro per accudire un familiare rimane abbandonato: il lavoro di cura non è riconosciuto, mortifica chi lo svolge e rende il caregiver, agli occhi del welfare, un peso da sopportare.

Il paese che abbandona chi cura

Questo provvedimento non nasce dal bisogno reale della società, ma sembra una trovata di marketing politico, un contentino dopo la cancellazione del Reddito di cittadinanza e le misure che hanno penalizzato i pensionati più poveri. Chi sperava in un riconoscimento dignitoso si trova davanti a una beffa: un massimo di 400 euro mensili che, per chi deve garantire assistenza continua, equivalgono a una mancia simbolica.

La misura non riduce il carico di cura, non interviene sulle strutture pubbliche carenti e non valorizza chi dedica la vita a chi non può bastare a se stesso. È l’ennesima dimostrazione di come le politiche sociali italiane restino frammentarie e inadeguate, concepite per salvare gli interessi di pochi, mentre chi realmente sostiene la società — i caregiver — viene ignorato.

Un welfare in capanna

Chi cura oggi non può contare su una rete efficiente di servizi, su un riconoscimento economico reale o su tutele legali che gli consentano di conciliare vita e lavoro. La legge Meloni, con le sue regole stringenti e i contributi ridicoli, consolida un sistema che mortifica il lavoro di cura, sottolineando l’indifferenza dello Stato verso chi, quotidianamente, garantisce la dignità di chi non può farlo da sé.

E così, mentre il dibattito pubblico parla di “tutele ai caregiver”, la pratica concreta conferma una realtà impietosa: chi cura è abbandonato, e la cura resta un peso invisibile sulle spalle di chi dovrebbe essere invece tutelato.

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