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giovedì, Agosto 11, 2022

Non è reato masturbarsi in treno: fa discutere la sentenza della Cassazione

Il caso di un uomo denunciato per atti osceni perchè era intento a masturbarsi in treno ma i giudici lo assolvono: “Non è reato“.

Cassazione: non è reato masturbarsi in treno

La sentenza della Sesta sezione penale della Corte di Cassazione stabilisce che masturbarsi in treno davanti a una donna non costituisce reato di atti osceni in luogo pubblico, punito con la reclusione fino a 4 mesi secondo il Codice Penale, perché “l’interno di un vagone ferroviario non può essere ritenuto un luogo abitualmente frequentato da minori”.

Il fatto risale al giugno del 2019, quando la passeggera di un treno denunciò agli agenti della Polizia Ferroviaria che un uomo si stava masturbando davanti a lei.

L’uomo venne arrestato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale perché alla vista dei poliziotti diede in escandescenza. Ovviamente gli viene contestato anche il reato di atti osceni, compiuti “con il chiaro intento di molestare la donna”.

Arrivati in Tribunale l’uomo viene condannato per resistenza a pubblico ufficiale, e assolto, invece, per l’altra accusa in quanto non sussiste “il pericolo che i minori assistessero alla condotta“.

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E qui si entra nei meandri del Codice, come si suol dire. In Cassazione il procuratore chiede la condanna, ma la Corte respinge:

“Questa Corte ha più volte affermato che (…) per -luogo abitualmente frequentato da minori- non si intende un sito semplicemente aperto o esposto al pubblico dove si possa trovare un minore, bensì un luogo nel quale, sulla base di una attendibile valutazione statistica, la presenza di più soggetti minori di età ha carattere elettivo e sistematico, (Sez. 3 -, Sentenza n. 26080 del 22/07/2020, Rv. 279914 – 01) ”.

“Inoltre, proprio con riferimento ad un caso analogo, è stato affermato che l’interno di un vagone ferroviario in movimento per l’ordinario servizio viaggiatori non può essere ritenuto un luogo abitualmente frequentato da minori (Sez. 3, Sentenza n. 24108 del 21/7/2016, dep. 2017, Sibilla). Da tale precedente, in termini, non vi è ragione per discostarsi per cui, anche nel caso di specie, va escluso che il dato luogo in cui il ricorrente ha tenuto la condotta comporti la integrazione del reato in questione”.

 

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