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Le Terre Rare sono 17 elementi chimici cruciali per tecnologie moderne, come veicoli elettrici e microchip. La Cina domina il mercato globale, mentre l’Ucraina possiede riserve limitate e inaccessibili a causa della guerra. L’accordo USA-Ucraina resta incerto e controverso.
Cosa sono le Terre Rare?
Infatti! Cosa sono? Se ne parla da mesi ma quanti sanno davvero di cosa si sta parlando? Io personalmente non lo sapevo e mi sono anche chiesto come potesse essermi sfuggito che l’Ucraina fosse una nazione cosi ricca.
Non saprò nulla di Terre Rare ma di Geopolitica ed economia ne so più di un Fattorini qualsiasi, per non citare sempre il Carletto nazionale. Quando non sai qualcosa hai due possibilità: documentarti, oppure dire fesserie come fa la maggior parte delle persone. Fesserie che al tempo dei social vengono pure scritte! A memoria e per far sapere a tutti che sei un emerito idiota. Io ho scelto la prima possibilità e mi sono documentato.
Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici, come il neodimio, il disprosio e il lantanio, essenziali per tecnologie moderne: dai magneti dei veicoli elettrici ai microchip, fino ai sistemi di difesa militare. Non sono “rare” in termini di abbondanza nella crosta terrestre, ma la loro estrazione e raffinazione sono complesse, costose e spesso inquinanti.
La Cina domina il mercato globale, producendo circa il 70% delle terre rare e controllando oltre il 90% della raffinazione, il che rende questi materiali un’arma geopolitica. L’Ucraina possiede circa il 5% delle riserve mondiali di materiali critici, inclusi litio, titanio, grafite e alcune terre rare, ma non è tra i principali produttori globali, contrariamente a quanto spesso enfatizzato.
L’accordo Ucraina-Stati Uniti
Il 30 aprile 2025, Ucraina e Stati Uniti hanno firmato un accordo di “partenariato economico” che concede a Washington un accesso preferenziale alle risorse minerarie ucraine, incluse terre rare, in cambio di un fondo di investimento per la ricostruzione del paese, devastato dalla guerra. Guerra voluta dagli Stati Uniti. I dettagli principali:
- Fondo paritario: I proventi delle nuove licenze per l’estrazione di minerali critici, petrolio e gas (escludendo progetti esistenti) finanzieranno un fondo gestito al 50% da entrambi i paesi. I profitti saranno reinvestiti in Ucraina per 10 anni, senza obblighi di debito per Kiev. Che mi sembra il minimo.
- Accesso preferenziale: Gli Stati Uniti ottengono priorità nell’estrazione, un vantaggio strategico per ridurre la dipendenza dalla Cina.
- Obiettivo politico: Per l’Ucraina, l’accordo è un modo per assicurarsi il sostegno americano a lungo termine contro la Russia, anche senza garanzie militari esplicite. Per gli Stati Uniti, è un’opportunità economica e un segnale a Mosca.
Donald Trump ha spinto per l’intesa, definendola un “rimborso” per gli aiuti militari americani (circa 83,4 miliardi di dollari dal 2022), mentre l’Ucraina, in una posizione di debolezza, cerca di rafforzare l’alleanza con Washington. In realtà sembra che se la suonino e se la cantino. Come vedremo tra poco.
Criticità e impossibilità di attuazione
L’accordo, pur ambizioso, presenta criticità che lo rendono quasi inapplicabile nel contesto attuale, specialmente a causa del conflitto russo-ucraino. Sempre quello voluto dagli Stati Uniti.
- Territori occupati dalla Russia: Circa il 20-40% delle risorse ucraine, inclusi giacimenti di litio (Shevchenkivske, Kruta Balka) e terre rare (Azovske, Mazurivske), si trova in aree sotto controllo russo, come Donetsk, Luhansk e Zaporizhzhia. Senza un ritiro russo, ipotesi remota, orchestrare l’estrazione in queste zone è impossibile. La Russia potrebbe persino sabotare i piani, avendo già offerto agli Stati Uniti un accordo alternativo per sfruttare i minerali nei territori occupati.
- Dati obsoleti e incertezze economiche: Molti dati sui giacimenti ucraini risalgono all’era sovietica e non sono stati aggiornati. Esperti come Erik Jonsson, geologo svedese, e Jack Lifton del Critical Minerals Institute, sostengono che le riserve di terre rare ucraine siano sopravvalutate e non commercialmente sfruttabili. Sviluppare una miniera da zero richiede in media 15 anni, un orizzonte temporale incompatibile con le urgenze della guerra. Hanno le cartine di Stalin e non sono manco sicuri che ci sia qualcosa.
- Infrastrutture distrutte e rischi operativi: La guerra ha devastato le infrastrutture ucraine: tra il 2022 e il 2023, quasi la metà della capacità di generazione elettrica è stata distrutta o occupata. Inoltre, 156.000 km² di territorio sono contaminati da mine, rendendo l’estrazione pericolosa e costosa. Le compagnie americane, necessarie per gli investimenti, sono riluttanti a operare in un contesto di conflitto senza garanzie di sicurezza. Le mine! Chi l’avrebbe mai detto che il territorio possa essere minato. Per bonificarlo ci vorranno anni.
- Mancanza di garanzie militari: L’accordo non include impegni militari espliciti da parte degli Stati Uniti, un punto cruciale per Kiev. Zelensky ha insistito per garanzie di sicurezza post-conflitto, ma Washington si è limitata a un “allineamento strategico a lungo termine” qualunque cosa voglia dire, lasciando l’Ucraina vulnerabile a ulteriori aggressioni russe.
- Squilibrio di potere: L’accordo sembra più vantaggioso per gli Stati Uniti, che ottengono accesso a risorse strategiche senza impegni concreti (ammesso che le trovino), mentre l’Ucraina, in una posizione negoziale debole, rischia di “svendere” le proprie ricchezze (ammesso che le abbiano). Alcuni analisti lo hanno definito una forma di “racket diplomacy”, con Kiev costretta a cedere per mantenere il supporto americano. Oppure una forma di neocolonialismo.
Le assurdità del contesto
Il conflitto russo-ucraino amplifica l’assurdità di questo accordo. La guerra, iniziata nel 2014 e intensificatasi nel 2022, ha radici profonde, inclusa la competizione per le risorse minerarie. L’Ucraina, con le sue riserve di titanio (7% del totale mondiale), litio e grafite, è un obiettivo strategico, ma la presenza russa nei territori più ricchi rende l’accordo un esercizio teorico. La Russia, a sua volta, è un grande produttore di materie prime e potrebbe rispondere con ulteriori limitazioni alle esportazioni, come ha fatto la Cina in passato.
Un ulteriore paradosso è l’ottimismo di Trump, che vede l’accordo come un modo per “inibire” Putin, mentre l’ingerenza americana potrebbe invece provocare un’escalation. Medvedev, vice presidente del consiglio di sicurezza russo, ha definito l’intesa un’imposizione di Trump per “far pagare a Kiev gli aiuti americani con le sue ricchezze”, un’accusa che sottolinea la percezione di colonialismo economico.
Infine, l’accordo ignora la realtà sul campo: l’Ucraina non ha miniere di terre rare operative, e la priorità attuale è sopravvivere al conflitto, non avviare progetti minerari decennali. La narrazione delle terre rare come “tesoro ucraino” appare più propagandistica che pratica, alimentata da interessi geopolitici piuttosto che da dati concreti.
L’accordo Ucraina-Stati Uniti sulle terre rare è un simbolo di alleanza in un momento di crisi, ma la sua attuazione è ostacolata da ostacoli pratici, economici e geopolitici. La guerra rende impossibile l’accesso ai giacimenti più promettenti, e l’assenza di garanzie militari lascia Kiev vulnerabile.
In un conflitto già segnato da assurdità, come la lotta per risorse che nessuno può attualmente sfruttare, questo accordo sembra più un gesto politico che una soluzione concreta, evidenziando le contraddizioni di un mondo in cui gli interessi economici si intrecciano con la tragedia della guerra.
Insomma per Trump è più sensato e realizzabile invadere la Groenlandia, il Canada ed una nazione a scelta tra Asgard, Atlantide e Latveria.

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