www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Mentre il Venezuela conta quasi 4.000 morti dopo il terremoto del 24 giugno, gli Usa continuano a gestire il 70% delle entrate petrolifere del Paese e offrono solo 150 milioni di aiuti. Sanzioni e controllo delle risorse restano intatti anche di fronte alla catastrofe umanitaria.
Il conto salato della “solidarietà” americana verso Caracas
Il bilancio delle vittime del doppio sisma che ha devastato il Venezuela il 24 giugno — magnitudo 7.2 e 7.5, a soli 39 secondi di distanza, il più violento nel Paese da 126 anni — ha superato quota 3.800 morti secondo gli ultimi aggiornamenti governativi, con oltre 16.700 feriti e stime Onu che parlano di fino a 50mila dispersi. La città di La Guaira, principale scalo portuario del Paese, è ridotta in gran parte a un cumulo di macerie. Di fronte a questa devastazione, l’amministrazione statunitense ha reagito con la consueta liturgia del cordoglio istituzionale: condoglianze ufficiali, una licenza speciale del Tesoro per facilitare gli aiuti umanitari, e 150 milioni di dollari stanziati per l’emergenza. Una cifra che, va detto con la freddezza dei numeri, appare quasi risibile se confrontata con l’entità reale delle risorse venezuelane che Washington continua a trattenere.
Il dettaglio che rende l’intera operazione di soccorso un caso di scuola di ipocrisia geopolitica riguarda proprio il meccanismo con cui Washington gestisce oggi l’economia venezuelana. Dopo il raid della Delta Force che il 3 gennaio 2026 ha catturato Nicolás Maduro — tuttora detenuto a New York in attesa di processo per presunto narcotraffico, tecnicamente ancora presidente de iure secondo il diritto interno venezuelano — gli Stati Uniti hanno individuato nella vicepresidente Delcy Rodríguez l’interlocutrice ideale per riorganizzare il settore petrolifero del Paese secondo i propri interessi.
Il segretario all’Energia Chris Wright aveva già rivendicato pubblicamente, lo scorso febbraio, la strategia americana: mantenere il controllo sulle esportazioni di greggio venezuelano fino alla formazione di un “governo rappresentativo”, ammettendo candidamente di aver già sottratto oltre un miliardo di dollari a Caracas, con l’obiettivo dichiarato di incassarne altri cinque nei mesi successivi. Che questo sia il linguaggio con cui si descrive un rapporto di cooperazione tra Stati sovrani, piuttosto che un’estrazione sistematica di risorse da un Paese in ginocchio, resta tutto da dimostrare.
Aiuti umanitari con il contatore acceso
Il paradosso giuridico-amministrativo che emerge da questa vicenda meriterebbe di essere insegnato nei corsi di diritto internazionale come esempio da manuale: se per far arrivare aiuti umanitari a un popolo colpito da un terremoto serve una licenza straordinaria dell’Office of Foreign Assets Control — la General License 60, concessa appositamente per l’emergenza — significa che il regime sanzionatorio ordinario continua a ostacolare persino le operazioni di soccorso più elementari. Non stiamo parlando di un regime chiuso e ostile che rifiuta ogni contatto con l’esterno: stiamo parlando di uno Stato che, secondo diverse stime, continua a gestire circa il 70% delle entrate petrolifere venezuelane, e che nel frattempo il presidente statunitense, tre giorni dopo il sisma, descriveva pubblicamente come “un Paese di nuovo felice, dove la gente balla per strada” — dichiarazione pronunciata davanti alla Faith & Freedom Coalition di Washington con un tempismo che definire indelicato sarebbe generoso.
Il conto economico e militare della “cooperazione”
Gli effetti cumulativi delle sanzioni statunitensi sul Venezuela, secondo un’analisi dell’economista Yosmer Arellán ripresa dall’Istituto Tricontinentale di Ricerca Sociale, avrebbero provocato tra il 2017 e il 2024 perdite stimate in 226 miliardi di dollari — oltre il doppio del Pil nazionale. Già nel 2019 gli economisti Mark Weisbrot e Jeffrey Sachs, in uno studio del Center for Economic and Policy Research, calcolavano che le restrizioni imposte da Washington avessero contribuito a oltre 40mila morti tra il 2017 e il 2018, configurando secondo gli autori una forma di punizione collettiva incompatibile con il diritto internazionale — una lettura sostenuta anche da diversi relatori speciali Onu, tra cui Alena Douhan, che ne hanno chiesto ripetutamente la revoca per l’impatto su cibo, medicinali e servizi essenziali.
A completare il quadro, mentre si contano ancora i corpi sotto le macerie di La Guaira, Washington ha dispiegato oltre 900 militari nel Paese nell’ambito della missione umanitaria guidata dal Comando Sud, con altri 800 uomini tra Portorico e Curaçao. Per il politologo venezuelano William Serafino, questa presenza rischia di consolidare, con il pretesto dell’emergenza, il controllo strategico su infrastrutture cruciali come il porto della stessa La Guaira — lo stesso scalo devastato dal sisma, oggi teatro simultaneo di lutto nazionale e di ricollocamento geopolitico. Difficile immaginare un’immagine più nitida di come la solidarietà internazionale possa, all’occorrenza, trasformarsi in un ulteriore strumento di controllo su un Paese che, tra un terremoto e un miliardo di dollari trattenuto, continua a pagare il prezzo più alto di entrambe le crisi.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Fermi ad Hormuz, Trump e la guerra che l’America non riesce più a vincere
- Gaza distrutta, ma l’Europa continua a fare affari con Israele
- Campo largo o campo santo? Il centrosinistra continua a scambiare i sondaggi per un progetto
- Era meglio quando c’erano gli Squallor
E ti consigliamo
- Gli analfoliberali
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













