L’Occidente nelle mani degli imbecilli

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Il vertice NATO assomiglia a una fiera del riarmo, i leader occidentali a una caricatura del potere. Tra miliardi per le armi, guerre permanenti e un campo largo già diviso, l’Europa smarrisce dignità, autorevolezza e perfino il senso del ridicolo.

La NATO senza gravitas: un tramonto politico e morale

– Fausto Anderlini*

Quel che colpisce, proprio a fronte del memento fatale della sovranità assoluta come potere di guerra, è la totale assenza di gravitas. Ciò che nell’antica Roma esplicitava nel comportamento il senso supremo del dovere. I mores maiorum dell’Occidente, se mai ci sono stati, sono finiti nelle ortiche. Mentre nel resto del mondo, basti pensare ai funerali di Khamenei, in tutta la sterminata potenza di massa e Stato, sembrano rivivere ad abundantiam. Tutt’al più temperati, vedasi Lavrov, da un’ironia sottile ed elegante. Ad Ankara si riunisce un gabinetto di guerra e di affari. Una compagnia epsteiniana di scostumati. Mancano solo, e non è detto che le resistenze del serioso Erdoğan l’abbiano avuta vinta, le prostitute da godere con l’idromassaggio.

Uno, l’effeminato francese, in posa da duro con occhiali neri, quasi fosse un killer della Legione Straniera; l’olandese con il suo sorriso ebete, una parodia dell’omonimo volante; il tedesco, uno smilzo impiegato delle poste teutoniche; Starmer, un sonnambulo in pigiama, sicché la Meloni, pur sedotta e abbandonata, ci fa la sua figura… Con loro il gran capo, il boss grande chioma, ispido come un cretino di montagna, dopo avere sputtanato persino la sua nazionale di calcio, scambia insulti, sputi, baci e abbracci. Una rilassatezza tipica dei raduni delle comitive vacanziere già da tempo imperversava nei vari G (7, 8, fate voi), quando ancora questa gente si sentiva padrona del mondo, al punto da concedersi una giovanile, spensierata e sinanche sensuale affettuosità.

L’Occidente come un club di grandi amici da diporto baciati dalla fortuna. E adesso degenerato come una scolaresca di bravacci senza pudore, se non teppaglia agitata dalla peggiore istintualità.

Sono questi imbelli, invisi ai loro popoli come mai è stato dato di vedere, che hanno in mano le chiavi della guerra e di tutte le nostre vite. Fino a che la misura non sarà colma e toccherà forse ai generali entrare in campo, a comprova che la guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai politici. La politica non essendo altro che la guerra fatta con gli stessi strumenti (Vannacci, l’anti-Clausewitz, docet). Con il riarmo generalizzato l’Occidente torna a piè pari nell’800 delle cannoniere. Le armi, e le guerre, come volano predatorio della crescita, gettando nel cesso decenni di diritto umanitario, guarentigie, sofisticate legislazioni, pensiero della complessità. Rivelando la sua essenza profonda: una manica di predoni supponenti e vanagloriosi.

Teatro Italia

A Strasburgo, nel frattempo, il campo largo si ri-divide sull’orlo del pozzo nero ucraino, nuova stella miasmatica del firmamento europeo. Il Pd vota con FdI e FI, avendo contro M5S, Lega e Vannacci. Avs, more solito, in pilatesca attesa di istruzioni. Né aderire, né sabotare. Nella finta lotta dei due poli, come nel wrestling, Pd e FdI sono i due pesi massimi convergenti del sistema. Il Pd non demorde ed è una pia illusione aspettarsi il contrario. Invoca il SAFE, più guerriero che mai, al riparo dell’utopia regressiva dell’esercito comune guidato a maggioranza, come prima invocava il MES. Specie di riflesso condizionato. Chi si aspettava che l’uscita della Picierno (grande evento) mettesse le ali ai piedi alla sua natura di sinistra è stato presto servito. Data la sua imbecillità uterina, la Picierno era in realtà solo fonte di imbarazzo. Lordava con le sue grottesche intemerate la seriosità del progetto, che adesso può invece procedere sotto la guida ferma dei Fassino e dei Minniti. I rinnegati che di politica se ne intendono.

Di gravitas non si può dire difetti Veltroni, che serioso come sempre detta il codice dalle colonne del Corriere. L’attacco all’Europa orientato al fallimento parte da due sponde: Trump che svillaneggia la Meloni e la Russia che ce l’ha con Mattarella. Forme disgustose di guerra ibrida, alle quali dovrebbe corrispondere un soprassalto di dignità europea. Intanto con una virile convergenza dei due poli sulla politica estera, accomunati da un decoroso senso della dignità (con ciò svelando apertis verbis il vero disegno politico). Da quando questo scrittore di romanzetti è diventato editorialista del Corriere non si tiene più. Parla come un saggio, come un padre della patria, come un aspirante alla Presidenza. Una gravitas letteralmente ridicola che sciorina baggianate: un miles gloriosus della letteratura travestito da togato. Come un togato, col portamento del grande dignitario, egli lievita con le pantofole ai piedi fra i marosi della storia. I peggiori fra gli imbelli politici non li ha portati in dono al Pd la Dc, ma la corrente dei comunisti per caso.

Alla sua prima uscita napoletana il campo largo rivela tutta la sua grottesca fragilità. Non è che sia una bella cosa andare a disturbare le manifestazioni altrui (nessuna indulgenza per PaP). Ma stupisce la piccolezza di una piazza sulla quale avrebbe dovuto agire l’irresistibile ascendente di Fico e Manfredi. Senza gente, senza neanche un servizio d’ordine, in una soave approssimazione di spirito. Ma che ci sta a fare Conte lì in mezzo?

Dulcis in fundo, sembra che l’Unità stia per transitare al Pd. È in dubbio se saranno raggiunte le vette apologetiche dell’Unità di Staino in epoca renziana. Strumento di circonvenzione mnemonica di anziani ex comunisti deprivati. Certo un’altra “testata” dell’armamentario euro-atlantico, ma nella forma di un bel dibattito plurale. Mi dispiace per l’amico Bruno Gravagnuolo, ma l’unico risultato effettivo dell’asportazione da Romeo e Sansonetti sarà vedere tacitata una volta per tutte la splendida voce critica di Michele Prospero. Ancora una volta Gramsci costretto a rivoltarsi nella tomba.

 

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderkini

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