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Godzilla non nasce per intrattenere, ma per ricordare l’orrore nucleare. Dal fallout di Bikini alla paura dell’atomica, il Re dei Mostri attraversa settant’anni di cinema trasformandosi da metafora del trauma giapponese a simbolo universale della distruzione e del potere.
Godzilla: il re dei mostri tra metafora, storia e cinema.
Quando il 3 novembre 1954 il Giappone vide emergere dalle acque un gigantesco rettile preistorico nella pellicola Gojira, pochi avrebbero immaginato che quella creatura sarebbe diventata un’icona globale. Eppure, Godzilla non era un semplice mostro: era l’incarnazione di un’ansia collettiva, una ferita che il paese del “Sol levante” portava ancora aperta.
Il regista Ishirō Honda trasse ispirazione dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale, da Tokyo rasa al suolo dai bombardamenti del 10 marzo 1945 e, naturalmente, dalle catastrofi delle due bombe atomiche. Di Gojira si è sempre parlato come di un’allegoria della minaccia atomica nata all’ombra di Hiroshima e Nagasaki.
Il produttore Tomoyuki Tanaka lo spiegò senza mezzi termini: “Godzilla non era né un dinosauro, né un gorilla, né una balena. Era la metafora del potere distruttivo di una bomba atomica”.
La scintilla: il peschereccio Daigo Fukuryū Maru
Ma ciò che trasformò questa metafora in un’urgenza narrativa fu un evento accaduto appena otto mesi prima dell’uscita del film. Il 1° marzo 1954, gli Stati Uniti condussero il test termonucleare Castle Bravo nell’atollo di Bikini. La bomba aveva una potenza di 15 megatoni, circa mille volte quella di Hiroshima, oggi sarebbe una bomba nucleare tattica, ma gli americani avevano sottovalutato l’esplosione e la zona di sicurezza si rivelò insufficiente.
Il peschereccio giapponese Daigo Fukuryū Maru (Quinta Fortuna Drago), un battello per la pesca del tonno con 23 uomini di equipaggio, si trovava a circa 140 chilometri dal punto zero. Ben fuori dalla zona dichiarata sicura, che era di 30 km, l’equipaggio vide all’orizzonte un bagliore, poi iniziò a cadere dal cielo una polvere bianca e fine: era fallout radioattivo.
I pescatori tornarono al porto di Yaizu il 14 marzo 1954 con già i primi sintomi: nausea, ustioni, gengive sanguinanti. Il capo radiotelegrafista, Kuboyama Aikichi, morì il 23 settembre 1954 per complicazioni dovute alle radiazioni. È considerato la prima vittima della bomba all’idrogeno.
Come scrive la BBC, fu proprio sorvolando le isole Bikini in aereo, dopo un viaggio d’affari in Indonesia, che a Tanaka venne l’idea di un mostro nucleare che emergeva dalle acque. L’incidente del peschereccio, le immagini dei sopravvissuti in ospedale con la pelle ustionata, diventarono il carburante emotivo del film.
Le tre ere del re dei mostri
La filmografia giapponese della Toho si divide in tre grandi ere, ciascuna con un tono e una visione profondamente diversi.
L’Era Showa (1954-1975): dalla tragedia alla farsa: è l’era della nascita e dell’evoluzione. Comprende 15 film che partono dalla cupa metafora del 1954 per trasformarsi, con il passare degli anni, in puro intrattenimento per bambini.
Godzilla passa dall’essere un antagonista terrificante a un eroe che difende il Giappone da alieni e altri mostri. È l’epoca in cui compaiono avversari iconici come Mothra, Ghidorah e Mechagodzilla, e in cui i toni si fanno sempre più sopra le righe, fino al lisergico Godzilla contro Hedorah del 1971. Nel 1962, grazie a un accordo di licenza con la RKO, Godzilla affronta persino King Kong in Il trionfo di King Kong.
L’Era Heisei (1984-1995): il ritorno alla serietà. Dopo una pausa di nove anni, nel 1984 Godzilla torna con Il ritorno di Godzilla. Questa nuova fase, composta da 7 film, è un reboot che ignora i sequel dell’era Showa e si pone come diretto sequel del film del 1954.
L’atmosfera è cupa e seria: Godzilla torna a essere una minaccia nucleare incontrollabile. I film presentano una forte continuità narrativa e affrontano domande filosofiche complesse su scienza e umanità. Questa era si conclude con la morte spettacolare di Godzilla in Gojira vs Destoroyah (1995).
L’Era Millennium (1999-2004): la sperimentazione. È un’era antologica: ogni film è un reboot a sé stante, che riparte sempre dall’originale del ’54 per esplorare nuove idee. I 6 film di questa fase, da Godzilla 2000: Millennium a Godzilla: Final Wars, mescolano il meglio del passato con effetti digitali sempre più sofisticati, offrendo versioni alternative e sperimentali del Re dei Mostri.
Un simbolo in continua evoluzione
Dopo il 2004, la Toho ha fatto una pausa, per poi riprendere con l’Era Reiwa (dal 2016), che include Shin Godzilla (una critica alla paralisi burocratica giapponese dopo Fukushima) e il recente Godzilla Minus One (2023), che ha riportato il mostro alle sue radici di metafora del trauma post-bellico. Per il 2026 è prevista l’uscita di Godzilla Minus Zero, che si svolge due anni dopo le vicende di Godzilla Minus One.
Come scrisse il regista Ishirō Honda: “La creazione di una bomba atomica è diventata un problema universale. Sentivo che quella paura atomica sarebbe stata appesa ai nostri colli per tutta l’eternità”.
Settant’anni dopo, Godzilla continua a camminare sulle nostre città, a ricordarci che i mostri non sono solo fuori, ma anche dentro le nostre scelte. E forse è proprio per questo che non smetteremo mai di guardarlo.

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