Il mistero dello scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina

I numeri delle scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina, che vede coinvolti anche alcuni capi minori di Azov sembra nascondere qualcosa di cui non si dice nulla, né da una parte né dall’altra.

Scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina

Di Francesco Dall’Aglio*

La notizia di oggi (di stanotte, in verità) è senza dubbio lo scambio di prigionieri tra Ucraina e Russia.

215 prigionieri ucraini, tra cui i cinque capi del famoso reggimento kantiano assolutamente non nazista, altri membri del reggimento in questione e 10 “volontari stranieri” britannici, marocchini e croati, tra cui il famoso Aislin.

In cambio la Russia ha avuto 55 prigionieri, tra cui due ufficiali superiori, e altri 30 dovrebbero arrivare oggi. E Viktor Medvedčuk, oligarca ucraino filorusso caduto in disgrazia sia in Russia che in Ucraina, arrestato dagli ucraini ad aprile e finora mai scambiato nonostante le offerte ricevute.

Ora, lo scambio è così tanto incredibilmente sbilanciato a favore dell’Ucraina da essere incomprensibile, soprattutto perché va a negare uno dei pilastri del discorso putiniano, quello della denazificazione, e libera persone che le repubbliche separatiste avevano condannato a morte (i “volontari”) o volevano processare (gli azoviti).

Inutile dire che l’opinione pubblica russa è esplosa. Certo, si recuperano 85 prigionieri, anche se non è chiarissimo se davvero se ne aspettano altri 30 (di Medvedčuk non parla nessuno, e a nessuno frega qualcosa di lui), ma al prezzo di liberare proprio quei personaggi contro i quali si è scatenata l’operazione “speciale”.

Però sembra chiaro che ci sia qualcosa in mezzo di cui non si dice nulla, né da una parte né dall’altra.

In primo luogo, i capi azoviti non sono in Ucraina, come gli altri prigionieri: sono in Turchia, e vi resteranno fino alla fine del conflitto. Perché? Che c’entra la Turchia? E se sono stati scambiati come prigionieri perché non ritornano a casa loro ma restano prigionieri laggiù?

Inoltre: i 10 “volontari” sono stati liberati per intercessione dell’Arabia Saudita. Perché mai l’Arabia dovrebbe preoccuparsi della sorte di inglesi e croati? E a questo punto appare probabile che anche i governi degli stati di cui sono cittadini siano intervenuti in qualche modo.

E, attenzione, devono aver negoziato con le repubbliche, non con la Russia, perché i 10 erano detenuti da loro e non dai russi: ma formalmente quelle repubbliche non sono state riconosciute, come hai fatto a negoziarci? Quindi qua ci sono in mezzo Russia, Ucraina, repubbliche di Donetsk e Lugansk, Turchia, Arabia Saudita e Regno Unito, e forse anche Croazia e Marocco.

È una storia incredibilmente poco chiara. E la domanda che ci poniamo tutti è: cosa ci guadagna Putin di così importante da sconfessare il cardine dell’operazione speciale e farsi detestare da mezza Russia, dai separatisti e da tutto l’esercito sul campo? Certamente, ripeto, non Medvedčuk.

* ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).

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