Donetsk e Lugansk indicono i referendum per unirsi alla Russia. Cosa cambia adesso?

Le autorità delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk hanno fissato le date dei referendum, dal 23 al 27 settembre. Subito dopo, Pushilin, leader politico di Donetsk, ha fatto appello a Putin di riconoscere quanto prima la regione come parte integrante della Russia.

Donetsk e Lugansk indicono i referendum per unirsi alla Russia

Di Francesco Dall’Aglio*

La notizia dell’accelerazione dei referendum per l’ingresso nella Federazione Russa da parte delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, e delle parti occupate delle oblast di Zaporizhia e Cherson, che si vogliono tenere tra il 23 e il 27 settembre, non è una sorpresa; e non è una sorpresa nemmeno che le autorità locali (e quelle russe ovviamente) vogliano svolgerli nel più breve tempo possibile.

Per accelerare i tempi si prevede un massiccio ricorso al voto online, esteso anche ai residenti del Donbas e degli altri territori sfollati in Russia.

La tempistica così accelerata risponde in primo luogo ad esigenze di carattere militare: se quei territori entrano a far parte della Federazione Russa (e ci sono pochi dubbi sull’esito delle votazioni), non solo il loro territorio diventa, per la Russia, territorio russo, con tutte le conseguenze del caso a partire dalla deterrenza nucleare in caso di attacco, ma cadono anche i vincoli di uomini e costi imposti dalla definizione di “operazione speciale” senza che ci sia bisogno di cambiarla, cosa che potrebbe essere interpretata come un segnale di difficoltà.

Il fronte diventerebbe il confine russo, e all’interno del territorio annesso verrebbe schierato buona parte del potenziale militare convenzionale russo. E in caso di attacco anche l’idea della mobilitazione generale, o parziale, potrebbe essere presa in considerazione con una base giuridica ben più salda di adesso.

Cosa possiamo aspettarci in questa settimana, dal punto di vista militare: tentativi ucraini sempre più agguerriti per prendere quanto più territorio possibile, ovunque sulla linea del fronte e non solo nel Donbas.

Non escludo qualche arretramento russo su posizioni un po’ più difendibili, ma credo si farà il possibile per mantenere il fronte così com’è.

* ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).

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