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I giovani non hanno più voglia di lavorare? Hanno ragione

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Se un tempo i giovani forse avevano più voglia di lavorare è perchè credevano che avrebbero raccolto i frutti dello sforzo in quanto c’era margine di crescita per tutti, adesso i margini per gli ultimi dipendono da quanto i primi sono disposti a cedere: cioè, nulla.

I giovani non hanno più voglia di lavorare?

I giovani non hanno più voglia di lavorare? Hanno perfettamente ragione.
Ormai è chiaro che il paradigma della crescita economia illimitata è insostenibile da un punto di vista ambientale: quindi, l’economia capitalista è diventata un gioco a somma zero.

Se prima un giovane poteva illudersi che lavorando sodo avrebbe raccolto frutti perchè c’era margine di crescita per tutti, adesso i margini per gli ultimi dipendono da quanto i primi sono disposti a cedere: ovvero, assolutamente nulla.

Quindi, un miglioramento generalizzato è impossibile: solo pochissimi individui eccezionali e stakanovisti potranno sperare in un progresso. Se mai ci fosse un miglioramento generalizzato, scatterebbe l’inflazione motivata da sete di profitto (greedflation) e le misure di contrasto alla medesima si premurerebbero di riportare tutti quanti al livello zero, come sta avvenendo negli USA.

Essendo ormai chiaro a tutti che “gli ultimi saranno gli ultimi” per irraggiungibilità dei primi, perchè mai i giovani dovrebbero sacrificare energie e tempo della propria unica e irripetibile vita se non hanno speranza di vedersi ripagati in futuro?

Venendo a mancare la carota, il capitalismo si avvia quindi all’uso massiccio del bastone: l’abolizione del reddito di cittadinanza è un segnale evidente del fatto che i più abbienti vedono nella coercizione (=minaccia di morte per fame) l’unico modo per far lavorare le persone dalle quali dipende il loro benessere, il che naturalmente non è il modo migliore per realizzare una società funzionante.

Alla luce di quanto sopra, che possiamo pensare di coloro che urlano che “ai nostri tempi” la gente lavorava e non si lamentava, senza mai considerare che “i loro tempi” sono totalmente diversi dagli attuali? Per me sono possibili due alternative: o sono rimbambiti, o traggono vantaggio dallo sfruttamento degli ultimi. Secondo voi?

Ps: in foto la traduzione di un passaggio di un articolo di Molly Barth per Fortune

I giovani non hanno più voglia di lavorare? Hanno ragione

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Alessandro Ferretti
Alessandro Ferretti
Researcher presso Università degli Studi di Torino. Associate presso CERN

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