Giallo di Seriate, Antonio Tizzani assolto anche in Appello. Confermata dalla Corte d’Appello la sentenza di primo grado per il delitto della moglie Gianna del Gaudio avvenuto nel 2016. Il pg aveva chiesto l’ergastolo.
Giallo di Seriate: assolto il marito della vittima
Ancora assolto, è un uomo innocente Antonio Tizzani, l’ex ferroviere 73enne accusato di aver tagliato la gola- tra il 26 ed il 27 Agosto del 2016- alla moglie Gianna Del Gaudio. Così è stato sentenziato- pochi giorni orsono- dalla Corte di Appello di Brescia, dopo l’assoluzione con formula piena, dall’accusa di omicidio volontario della Corte di Assise di Bergamo.
In quella notte afosa, Tizzani racconta di essere uscito nel giardino della villetta di Seriate- in provincia di Bergamo- dove viveva con la moglie, per innaffiare fiori e piante. Quando rientra trova Gianna in cucina, riversa in una pozza di sangue. Intravede uno sconosciuto rovistare nei cassetti che fugge alle sue urla, abbandonano un cutter – taglierino dalla lama affilatissima, utilizzato anche in cucina per sminuzzare la carne-che risulterà essere l’arma del delitto.
Gli inquirenti rivolgono immediatamente le loro attenzioni al marito della vittima. Secondo il pubblico ministero – che chiederà l’ergastolo- Tizzani è considerato troppo contraddittorio nelle ricostruzioni, ha mentito secondo l’accusa. Il pm Giulio Deantoni ha affermato che non era possibile che la donna non abbia urlato, per richiamare l’attenzione del marito. Prima del colpo mortale, deve essere stata colpita superficialmente, secondo i referti medici. Inoltre sul taglierino, ci sono tracce genetiche del Tizzani, il quale avrebbe- in un moto d’impeto- senza nemmeno rendersene conto, reciso la carotide alla povera Gianna.
La ricostruzione di Deantoni, però- fin dall’inizio-sembra piuttosto debole. Innanzitutto, sfugge il movente per il quale Tizzoni avrebbe assassinato la moglie. Lo stesso Deantoni ha chiesto l’assoluzione per l’accusa di maltrattamenti, paradossalmente tenendo in piedi quella di omicidio. Non esistono riscontri di litigi tra i due coniugi o di violenze da parte dell’uomo. I vicini li hanno sempre definiti come una coppia affiatata.
Anche le testimonianze di due ragazze, che parcheggiarono nei pressi dell’abitazione dei Tizzani quella notte, non hanno retto il confronto in aula. Affermarono di aver udito un alterco tra uomo e una donna, durato venti minuti, terminato con uno straziante urlo di donna. Secondo la difesa le ragazze udirono l’urlo di Antonio, quando vide il corpo di Gianna.
Anche la regina delle prove- il DNA presente sul taglierino- è stata oggetto di una superficiale repertazione. Secondo alcune indiscrezioni, riportate da RTL, l’arma del delitto è stata conservata in un sacchetto della mozzarella trovata in quella casa, ed ovviamente contaminata.
A questo punto ci sono tante domande senza risposte, cominciando da quell’uomo descritto dal Tizzani con i baffetti biondi e gli occhiali che spuntavano dal cappuccio.
Chi era? L’unico movente era il denaro ? Le dinamiche dell’omicidio , indicano chela donna è stata aggredita alle spalle, probabilmente non si era nemmeno accorta dell’intruso. Perché ucciderla?
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