Il giallo di Greta Spreafico. Una rocker inghiottita dal nulla con la propria auto

Greta Spreafico temeva per la sua vita. Ma non molti l’hanno presa sul serio, inclusi i familiari. Ora la procura di Rovigo indaga per omicidio.

Il giallo di Greta Spreafico.

Nel caso della scomparsa di Greta Spreafico, svanita nel nulla con la propria auto nei dintorni di Porto Tolle – in Polesine- tra il 4 e il 6 Giugno del 2022 c’è una svolta.

Come confermato dal legale della famiglia Spreafico, Nunzia Barzan, c’è un indagato per omicidio nella vicenda. Un fascicolo giudiziario, della procura di Rovigo, che ha subito diverse evoluzioni dalla scomparsa, al sequestro di persona.

Non è trapelata l’identità del soggetto. Inizialmente vi erano stati rumors in merito ad Andrea Tosi, l’amico giardiniere con cui Greta ha trascorso gli ultimi giorni prima della scomparsa. Protagonista di racconti confusi. Ma la sua posizione sembra essere piuttosto alleggerita, grazie ad una testimonianza che colloca la Spreafico – viva e vegeta – alle 11 di Sabato 4 Giugno. Quindi il giorno successivo all’incontro con Tosi.

Il caso di Greta, sta delineando contorni piuttosto oscuri. Vediamo cosa non torna in questo mistero

La famiglia

Nessun famigliare presentò la denuncia di scomparsa, avviata dal fidanzato di Greta, Gabriele. Il maggiore dei tre fratelli, Enrico, intervistato dai giornalisti di Chi l’ha visto? parlò di manie di persecuzione. È convinto che la sorella sia viva e si farà avanti non appena si calmeranno le acque.

Già in precedenza, vi erano stati degli screzi che indussero Greta a lasciare la casa dei genitori, dove viveva con la mamma. Poi improvvisamente i legali della famiglia depositano una querela contro ignoti, per circonvenzione di incapace. Secondo la denuncia, Greta è stata indotta a rinunciare alla vendita della casa ereditata dal nonno – di cui aveva già incassato un anticipo. Motivo per il quale si era recata a Porto Tolle. 

Dopo aver sottovalutato la vicenda, i familiari ora temono che Greta sia stata uccisa. Ma perchè? 

Il movente: Ezio Denti, investigatore privato e criminologo, fu ingaggiato da Greta alcuni mesi prima della scomparsa. La donna temeva per la propria vita. Ci sono messaggi vocali inequivocabili, inviati a Denti: “Vogliono farmi del male. Io voglio una vita serena. Sono terrorizzata a morte… io ho paura”.

Quando l’investigatore le suggerisce di fare ricerche nell’ambito lavorativo- la Spreafico aveva aperto un contenzioso contro l’ex datore di lavoro- risponde che “Il motivo per cui l’ho cercata non è economico, è una persecuzione che continua da anni”. Comunque Greta, dopo una settimana di indagini -anche in ambito familiare- revoca l’incarico ad Ezio Denti che, paradossalmente, viene assunto dagli Spreafico per affiancare gli inquirenti nelle  indagini. 

Il fidanzato: Gabriele è lui a sporgere denuncia di scomparsa. L’ultimo messaggio whatsapp di Greta è per lui: “Ti amo e ti voglio un mondo di bene. Bnotte”  firmato con dei quadrifogli, come sua abitudine. Ma per l’uomo il fatto è insolito. Poiché Greta non aveva l’abitudine di inviare messaggi di questo genere. Difficile capire quali fossero i rapporti tra di loro, in quel momento. Due mesi prima avrebbero dovuto sposarsi, perché le nozze sono saltate ? 

Lo stesso Gabriele, nella denuncia indica che aveva fissato un appuntamento con lei a Verona per sabato 4 Giugno. Quindi Greta – quando è stata  vista per l’ultima volta- si stava recando all’appuntamento? E poi perché a Verona, che dista circa un’ora e mezza da Porto Tolle? Perchè lascia il cellulare nell’appartamento?

L’uomo dichiara, che non avendo più notizie della fidanzata  si reca in quella località, giungendo intorno alle 22.00 del 5 Giugno. Poiché la donna non era in casa, decide di dormire in auto sperando che ritorni. Il giorno prima, c’è un uomo che chiede notizie di Greta ai vicini. Allora chi era l’uomo che ha chiesto notizie di Greta, il giorno prima? 

Rimane il fatto che dai riscontri dei filmati delle varie videocamere di sorveglianza, l’auto di Greta sembra non aver mai lasciato l’area del basso Polesine.

Gli indizi

Secondo Denti, qualcuno tra il 20 Febbraio e il 15 Marzo -sono i giorni in cui il suo staff ha avuto accesso nella casa di Porto Tolle- che non è sotto sequestro- qualcuno è entrato con l’obiettivo di depistare le indagini. Infatti sono stati ritrovati una chiave ed una maglietta nella spazzatura, che prima non c’erano.

Non solo, parla di documenti mancanti, tra cui  un testamento a favore di Gabriele. Sulla veridicità di questa affermazione, non ci sono riscontri. Se c’è qualcosa da scoprire, la chiave del mistero sembra essere  proprio in quel paesino del Polesine. 

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Giuseppe Folchini
Giuseppe Folchini
Laureato in Scienze della Comunicazione. Già notista politico per alcuni periodici, blogger dei diritti civili e sociali.

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