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Il prezzo del gas ha raggiunto un picco di 50 euro per megawattora, registrando un incremento del 25% in una settimana. Il vero problema, però, non è legato alla disponibilità delle forniture, bensì alla speculazione finanziaria che inflaziona i prezzi in modo artificioso.
La stangata nelle bollette: un problema di prezzi, non di forniture
Con la chiusura dei flussi di gas russo attraverso l’Ucraina, l‘Europa si trova a dover fronteggiare un aumento dei prezzi dell’energia, nonostante la Commissione Europea tenti di rassicurare sulla stabilità dell’approvvigionamento.
Il prezzo del gas è schizzato ai massimi di 50 euro a megawattora, con un aumento del 25% in una settimana. Tuttavia, il problema principale non risiede nella disponibilità di forniture, ma nella speculazione finanziaria che gonfia artificialmente i prezzi.
Gli analisti concordano sul fatto che l’Unione Europea non soffre di una carenza di gas, ma di un’inflazione dei prezzi causata dalla speculazione sui mercati finanziari.
L’UE ha aumentato la sua dipendenza dal gas naturale liquefatto (GNL) importato via nave, soprattutto dagli Stati Uniti, il cui prezzo è aumentato a causa delle tensioni geopolitiche.
Questo ha portato a un rialzo dei prezzi non dovuto alle dinamiche di domanda e offerta reali, ma a scommesse rialziste sui futures, strumenti finanziari utilizzati per coprire i rischi di fluttuazione dei prezzi ma anche per scopi speculativi.
Cittadini e imprese in difficoltà
Le principali vittime di questa speculazione sono i cittadini e le imprese europee. Le aziende, in particolare quelle dei settori energivori come alluminio, acciaio, prodotti chimici e cemento, sono costrette ad acquistare energia a prezzi molto più alti rispetto ai loro concorrenti statunitensi, erodendo la loro competitività. Questo scenario è ulteriormente aggravato dalle tasse che gli Stati membri dell’UE applicano sui costi accessori dell’energia.
Tasse e interessi lobbistici
In Europa, le tasse sull’energia sono decise a livello nazionale, il che aggiunge un ulteriore peso ai consumatori. In Italia, ad esempio, la legge di bilancio ha prorogato le concessioni sulla distribuzione elettrica al dettaglio, permettendo alle aziende di trasferire una parte dei loro investimenti sui consumatori.
Questa proroga ventennale delle concessioni è stata inserita senza aprire a nuove offerte, favorendo i pochi attuali concessionari e limitando la possibilità di avere tariffe più basse e servizi più efficienti.
Questo intreccio tra speculazione finanziaria, interessi lobbistici e politiche statali crea un sistema che arricchisce pochi monopoli a discapito della maggioranza.
La Commissione Europea, che dovrebbe vigilare su queste dinamiche, rimane in silenzio, lasciando spazio a un capitalismo speculativo che impoverisce i consumatori e rafforza le posizioni dominanti delle grandi aziende energetiche.

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