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Nell’ultima settimana, le carceri italiane sono state teatro di quattro rivolte e otto morti, un tragico bilancio che riflette la crisi profonda del sistema penitenziario del Paese. A luglio, il sovraffollamento ha raggiunto il 135%, con picchi in alcune strutture che superano il 200%. La situazione è ulteriormente aggravata dalle condizioni di vita degradanti e dalla mancanza di risorse e personale.
Emergenza carceri italiane: suicidi e rivolte
Il 4 luglio, nel carcere di Sollicciano a Firenze, un giovane tunisino di 20 anni si è tolto la vita impiccandosi nella sua cella, scatenando la rabbia degli altri detenuti che hanno incendiato alcune sezioni della struttura.
Nello stesso giorno, un detenuto entrato nella Casa Circondariale di Livorno a maggio è morto dopo aver tentato il suicidio il 1° luglio.
A Pavia, un altro giovane detenuto di 19 anni ha subito la stessa sorte. Nei giorni successivi, ulteriori decessi sono stati registrati a Varese, Viterbo, Trieste e Torino, culminando con il suicidio di un detenuto di 37 anni nel carcere di Venezia, portando il numero dei suicidi tra i detenuti a 56 nei primi sette mesi del 2024.
Condizioni degradanti
Il sovraffollamento è solo una parte del problema. Le condizioni inumane nelle carceri italiane, come quelle riportate a Sollicciano, includono pareti coperte di muffa, insufficiente aerazione, infestazioni di cimici e nidi di vespe, e strutture fatiscenti.
Queste condizioni hanno portato a oltre 100 ricorsi da parte dei detenuti, sostenuti dall’associazione L’Altro Diritto (ADIR), che ha più volte denunciato la situazione.
Interventi governativi e critiche
Il 4 luglio, il governo italiano ha presentato il decreto legge n. 92/2024, che propone misure urgenti per ridurre il sovraffollamento carcerario attraverso sconti di pena e ricorso a misure alternative.
Tuttavia, l’associazione Antigone ha criticato questi interventi come insufficienti e di lunga applicazione, sottolineando la carenza di almeno 100 direttori e mille operatori sociali, oltre a interpreti e mediatori culturali.
Una popolazione carceraria in crescita
Le recenti politiche governative, come il decreto Caivano e il ddl Sicurezza, stanno contribuendo a un ulteriore incremento della popolazione carceraria.
Queste leggi prevedono la criminalizzazione della disobbedienza civile e pene severe per chi protesta contro le grandi opere.
Inoltre, un terzo dei detenuti in Italia è incarcerato per violazioni della legge sulle droghe, un dato significativamente più alto rispetto alla media globale del 22% e quasi doppio rispetto alla media europea del 18%.
C’è da chiedersi – come ha scritto Emilia Santoro nel suo commento alla pubblicazione della quindicesima edizione del Libro Bianco sulle droghe, “quale sia il motivo per cui si continuano ad attuare politiche di regresso,
impedendo quei passi avanti necessari per migliorare la condizione fisica, psicologica e
sociale delle persone affette da tossicodipendenza o disturbo da uso di sostanze.
Sembrerebbe prevalere una valutazione utilitaristica, che sia cioè meno dannoso per la
società lasciare nelle mani delle organizzazioni criminali la circolazione delle droghe,
piuttosto che legalizzarla per controllare meglio il problema e soprattutto ridurre le sofferenze di coloro che cadono nella dipendenza.”

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