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mercoledì, Agosto 17, 2022

Allo Stato non interessa realmente ridurre il divario economico tra Nord e Sud

Le risorse ci sono, i piani di investimento anche, allora perché lo Stato italiano non si adopera per ridurre il divario socioeconomico tra Nord e Sud del Paese?

di Giovanni Pulvino.

Ridurre il divario economico tra Nord e Sud è possibile, ma occorre volerlo

Il divario economico tra Nord e Sud del nostro Paese, in termini di pil e di reddito pro-capite, si è ampliato, in questi ultimi due anni, a causa dei devastanti effetti della pandemia, specie sulle piccole e medie imprese. Un divario storico, mai attenuato, a partire dall”unificazione nazionale, salvo una significativa riduzione, nel secondo dopoguerra, per gli interventi straordinari della Cassa per il Mezzogiorno’. Questo è quanto sostiene il segretario generale di Unimpresa, Raffaele Lauro.

Non solo. Nonostante i piani di investimenti previsti con il Pnrr ‘questo divario sembra destinato ad accentuarsi per un concorso di cause negative’. Alla mancanza di una ‘mirata’ politica industriale e tecnologica si aggiungono il ‘mancato utilizzo dei fondi Ue a disposizione e l’inerzia realizzativa’ degli enti locali.

L’inevitabile incremento del divario tra il Nord ed il Sud ‘peserà – secondo il segretario di Unimpresa – sul prossimo futuro, anche sociale, dell’Italia’.

Il ruolo a cui il Mezzogiorno è destinato sembra irreversibile, ma così non è. Uno sviluppo equo e sostenibile è possibile, ma occorre volerlo.

Fare annunci e promettere risorse non è sufficiente. È necessario l’intervento diretto dello Stato. L’assenza nel dibattito politico nazionale della Questione meridionale è emblematica. Basti pensare ai ritardi nella realizzazione delle infrastrutture. Ecco qualche esempio concreto.

L’alta velocità è ancora un’ipotesi, la fibra ottica non è una priorità, specie nelle piccole comunità, i servizi sociali ed amministrativi sono inefficienti e poi c’è l’esclusione sistematica dai grandi eventi economici e sportivi, l’elenco è lungo. Questi problemi si aggiungono a quelli strutturali accumulati dall’Unità d’Italia ad oggi.

E non è vero che non ci sono le intelligenze e le capacità imprenditoriali. Quelle che scarseggiano sono le ‘opportunità socioeconomiche‘ per poter intraprendere attività produttive legate al territorio e al capitale umano disponibile. Nel Mezzogiorno non ci sono cioè le condizioni minime per favorire gli investimenti nazionali ed esteri.

Quella che manca è la volontà politica. Il Sud per la nostra classe dirigente continua a non essere una priorità.

RedNews

 

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