Continua la persecuzione contro Seif Bensouibat, licenziato e recluso nel Cpr per i post pro Palestina

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Continua l’assurda persecuzione contro Seif Bensouibat, rifugiato politico, incensurato, licenziato, recluso nel Cpr in attesa di espulsione, per alcuni post di solidarietà con la Palestina. Presentate interrogazioni al Ministro della Giustizia e al Ministro dell’Interno. Luigi Manconi: “Decisione inaudita”.

Continua la persecuzione contro Seif Bensouibat

Prosegue l’assurda vicenda di Seif Bensouibat, giovane algerino rifugiato politico in Italia dal 6/12/2013, educatore da anni del liceo francese di Roma Chateaubriand, laico, incensurato e privo di carichi pendenti, licenziato per aver preso posizione a sostegno del popolo palestinese.

Nel gennaio scorso Seif scriveva alcuni post rabbiosi contro i crimini di guerra israeliani a Gaza su un profilo chiuso di Instagram.

Qualcuno invia una segnalazione a conoscenza dell’istituto francese e prontamente da questo comunicate alla Digos veniva dapprima sottoposto a perquisizione domiciliare alla ricerca di armi ed esplosivi e a distanza di pochi giorni convocato in Questura e informato dell’avvio a suo carico di una indagine penale e del procedimento di revoca dello status di rifugiato con relativa convocazione innanzi alla Commissione Territoriale per l’1 febbraio.

Dal 5 febbraio il suo permesso di soggiorno come rifugiato politico è stato sottoposto a revoca. Non bastasse arriva anche il licenziamento da parte del liceo Chateaubriand.

Ma quello che si configura come vera e propria persecuzione sono gli ultimi accadimenti: giovedì verso le ore 13 la polizia è entrata nuovamente in casa di Seif. Lo ha prelevato e portato all’ufficio immigrazione di via Patini e da qui trasferito nel CPR (Centro Permanenza e Rimpatrio) di Ponte Galeria dove da ieri è recluso.

I suoi amici, in un comunicato diffuso ieri, scrivono:  “Chi ha organizzato la caccia alle streghe contro Seif teme lo sviluppo della solidarietà e con il trasferimento di Seif in CPR cercano di schiacciarla prima che sia troppo tardi. Adesso è il momento di dimostrare nella maniera più forte solidarietà e vicinanza a Seif e rabbia contro i suoi aguzzini”.

Luigi Manconi, ex presidente della Commissione parlamentare per la tutela dei diritti umani, sull’accaduto ha commentato: “È una decisione inaudita. Seif ha vissuto oltre dieci anni in Italia, rispettando sempre le leggi e integrandosi nel nostro sistema di relazioni sociali. Adesso viene espulso dall’Italia per aver inneggiato ad Hamas. Il suo è configurabile al più come un reato di opinione, che ricorre ad affermazioni per me totalmente inaccettabili ma che sono una manifestazione, sia pure estrema, della libertà di espressione, costituzionalmente garantita”.

L’avvocato Rossi Albertini ha chiesto formalmente la revoca del provvedimento della commissione territoriale, affinché a Seif venga restituito il diritto di restare in Italia e anzitutto di poter tornare a casa, a Roma.

Giovedì ha anche presentato un’interrogazione scritta inviata giovedì 16 maggio 2024 al Ministro della Giustizia e al Ministro dell’Interno, chiedendo “in quale CPR Seif Bensouibat sia stato condotto; se non ritengano il provvedimento del tutto abnorme rispetto ai fatti contestati; se non ritengano il provvedimento citato emanato in violazione del diritto fondamentale alla libertà di manifestazione del pensiero dell’uomo”

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