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Alla sessione dell’Assemblea Nazionale del Popolo, il ministro Wang Yi critica la guerra USA-Israele contro l’Iran e rilancia la visione cinese di un ordine mondiale multipolare. Pechino chiede cooperazione con Washington, difesa dell’ONU e fine della logica egemonica.
La saggezza della Repubblica Popolare Cinese di fronte all’instabilità globale
– Luca Bagatin*
A margine della quarta sessione della 14esima Assemblea Nazionale del Popolo, tenutasi a Pechino, il Ministro degli Esteri cinese ha risposto, in conferenza stampa, alle domande relative alla posizione della Repubblica Popolare Cinese in questo momento di grande turbolenza internazionale.
Relativamente ai rapporti fra Cina e Stati Uniti, il Ministro Wang Yi – con il tipico linguaggio della diplomazia cinese – ha spiegato come nessuna delle due parti possa rimodellare l’altra, ma entrambe debbano cercare di interagire in modo costruttivo, eliminando inutili interruzioni dei rapporti.
Pur criticando fermamente le azioni militari statunitensi in Medio Oriente, Wang intende stabilizzare i rapporti con Washington.
Egli ha affermato che la Cina non condivide la logica della “co-governance tra le grandi potenze”, ma occorre tenere conto che sul pianeta vi sono oltre 190 Paesi e che la Storia mondiale debba essere scritta collettivamente da tutte le nazioni. Il futuro dell’umanità – secondo Wang – deve dunque essere creato congiuntamente dai popoli di tutti i Paesi.
La posizione cinese si fonda su “diversità e coesistenza”, che sono i fondamenti della natura della comunità umana e ha sostenuto che la coesistenza multipolare sia la forma più appropriata per il panorama internazionale.
Il Ministro ha ricordato come la Storia ci insegni che la rivalità fra grandi potenze e lo scontro fra i blocchi porta unicamente a sofferenze e disastri per l’umanità.
Per questa ragione la Cina non intende seguire il principio secondo il quale “un Paese forte è destinato a cercare l’egemonia”.
Le linee guida della politica estera cinese rimarranno fondate sulla costruzione di un mondo “multipolare, equo e ordinato”. Laddove, ha spiegato il Ministro Wang, “equo” significa che i Paesi, indipendentemente dalle loro dimensioni e forza, vanno considerati parti paritarie della comunità internazionale. “Ordinato”, significa che tutti i Paesi devono rispettare le regole internazionali riconosciute, ovvero gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e le norme che regolano le relazioni internazionali.
Secondo iWang, per costruire un ordine multipolare, occorre che le grandi potenze, dotate di maggiori risorse, debbono a loro volta e pertanto assumersi maggiori responsabilità al fine di raggiungere tali obiettivi di equità e ordine.
Relativamente all’aggressione statunitense e israeliana all’Iran, il Ministro ha sottolineato, citando un antico proverbio cinese, che “Le armi sono strumenti minacciosi e non dovrebbero essere usate senza discrezione”.
E ha affermato che “questa è una guerra che non avrebbe dovuto accadere, è una guerra che non porta alcun beneficio a nessuno”, spiegando come la Storia del Medio Oriente insegni che la forza non abbia mai fornito soluzioni e che i conflitti armati hanno sempre fomentato odio e generato nuove crisi.
Wang ha inoltre sottolineato come la Cina intenda continuare a sostenere e cooperare con i Paesi del Sud del Mondo; salvaguardare e rafforzare il ruolo dell’ONU e si opponga a qualsiasi egemonia. Promuovendo indipendenza, pace e sviluppo globali.
Relativamente alle tensioni con un Giappone sempre più bellicista e militarista, governato dall’estrema destra, la Cina non permetterà più a nessuno di giustificare il colonialismo e che “Il futuro delle relazioni tra Cina e Giappone dipende dalla scelta del Giappone”.

*Luca Bagatin è su www.amoreeliberta.blogspot.it
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